domenica 30 ottobre 2011

La Sirena

La Sirena. Racconto inserito nella raccolta I Racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Questo racconto fu pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1961 nel titolo originale Lighea, ripreso dal nome del personaggio mitologico rappresentato, deciso dalla moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, morto tre anni prima della pubblicazione.

 Il racconto è senz'altro di emblematica lettura: l'autore lo aveva scritto negli ultimi mesi della sua vita, quando ormai già sapeva di essere gravemente malato, quindi può essere considerato, per certi versi, una estrema comunicazione della propria visione del mondo, della vita e della morte.

 Il racconto si articola e si divide al suo interno in due racconti strettamente legati tra loro, inseriti l'uno nell'altro: un racconto cornice di primo livello, che prepara il terreno al un racconto quadro di secondo livello, al quale si riallaccia sapientemente grazie alla competenza letteraria dell'autore. Mentre il primo racconto ci dà le coordinate spazio-temporali di una Torino della fine degli anni trenta (siamo nel 1938), il racconto di secondo livello ha carattere fantastico, è ambientato in una afosa Sicilia nel lontano 1887, e racconta una esperienza che non trova ragion d'esistere tra le facoltà razionali propriamente dette: l'amore tra uomo e una sirena.

 Protagonista è un vecchio professore siciliano, il più illustre ellenista esistente, che distillando il suo tempo in un caffè di Torino, conosce un giovane ragazzo, di nobile famiglia, al quale rivelerà la sua straordinaria esperienza. Ed è qui che, all'interno del racconto di primo livello, si apre lo scenario al racconto di secondo livello.

L'ellenista racconta della sua esperienza vissuta in età giovanile, in una Sicilia afosa e torrida, che si contrappone alla triste e fredda Torino, innalzandosi a isola utopica e fantastica, residenza privilegiata degli dèi, dove avviene il fantastico, l'inspiegabile, dove prendono vita personaggi appartenenti alla mitologia classica. Infatti, mentre l'ellenista, a quei tempi ancora giovane studente, se ne sta in riva al mare a declamare versi di antichi poeti, si mostra a lui una bellissima sirena con cui inizierà una relazione d'amore, una relazione  interrotta nel tempo, ma che si ricongiunge in qualche modo con il presente della narrazione: il nostro vecchio professore, pochi giorni dopo la 'rivelazione' del suo passato al suo giovane beniamino, si recherà a Lisbona per un congresso, dove, durante il viaggio, cadrà in mare e vedrà la sua morte. Morte o, forse, ricongiungimento fantastico con la 'sua sirena'.

  ''Io ti amo e, ricordalo, quando sarai stanco, quando non ne potrai proprio più, non avrai che da sporgerti sul mare e chiamarmi: io sarò sempre lì, perché sono ovunque, e il tuo sogno di sonno sarà realizzato'' 

 E' un racconto, per così dire, fantastico, perché sottintende un tentativo di superamento del limite, delle norme razionali e delle norme riconosciute come tali in quanto razionali: superamento delle barrire nella storia d'amore tra un uomo e una creatura divina, ma anche superamento delle barriere nell'esperienza stessa della morte, in quel richiamo alla morte che non è mera esalazione, ma è richiamo a quella fantastica creatura che abita in un modo in cui l'uomo non può vivere, se non nel momento stesso della sua morte.

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