sabato 5 novembre 2011

The Blood of Rebirth

Titolo: Yomigaeri no chi / 蘇りの血
Regia: Toyoda Toshiaki
Sceneggiatura: Toyoda Toshiaki.
Durata: 83 minuti
Data d'uscita: 19 Dicembre 2009
Produzione: Giappone

CAST:

Tatsuya Nakamura - Oguri
Mayuu Kusakari - Terute
Kiyohiko Shibukawa - Il Signore Daizen

La Trama:
Per una adeguata comprensione di questo film sembra quasi obbligatoria la conoscenza degli eventi che hanno visto come protagonista il regista stesso, Toyoda Toshiaki. Il grande regista, il cui talento si è affermato verso la fine degli anni '90, nel 2005 fu arrestato per possesso di sostanze stupefacenti, con conseguente allontanamento dal mondo del cinema (come è d'uso in Giappone). Scontata la sua condanna ed impaziente di mettersi di nuovo alla prova, Toyoda Toshiaki, dopo un silenzio durato circa quattro anni, torna con idee più geniali che mai: con uno staff ridotto ed un misero budget dà alla luce il suo 'The Blood of Rebirth', che neanche a farlo apposta, parla di rinascita, forse a sancire metaforicamente la sua rinascita a livello professionale. 
La storia è pressocché misera di contenuti: sappiamo solo l'essenziale, il sufficiente, affinchè non sia troppo particolareggiata, affinché divenga un messaggio di rinascita assoluto, declinabile ai molti, e non al singolo caso.
Protagonista assoluto è un uomo che si è guadagnato la fama di grande massaggiatore, un uomo libero e solitario: Oguri. Fin dall'inizio percepiamo che qualcosa non quadra, che sta per accadere qualcosa di irrimediabile: infatti, il nostro massaggiatore, viene richiesto, per le sue doti, da un ricco signore di nome Daizen, il quale vuole alleviare la sofferenza del suo corpo malato. Ed è qui che assistiamo alla tragedia, al punto focale della vicenda: il signore Daizen, che (come ogni Signore che si rispetti) ha una grande smania di potere e di prestigio, colto da una folle gelosia nei confronti di Oguri, che è in salute, lo avvelena, provocando la sua morte. Questo episodio diventa, quindi, in uno scenario rude quanto banale, il punto di non ritorno: necessaria è, a questo beffardo scherzo del destino (e del Signore Daizen), una punizione che si riveste di vendetta omicida.
Il nostro protagonista, infatti, giunto nell'aldilà (una delle scene che preferisco: l'aldilà presentato con estrema neutralità e banalità, senza forzature di nessun tipo), decide di tornare sulla terra per sistemare i conti in sospeso. Così Oguri ritorna sulla terra come Spirito Affamato, privo di forze ed in balia di tutto. Sarà la bella e giovane Terute, tenuta come schiava nella dimora del Signore Daizen, a ritrovare il corpo di Oguri dopo essere scappata, e a prendersene cura. La bella Terute è, però, costantemente inseguita da Daizen, ed in un atto di amore ultimo ed estremo, si farà vittima della spada di Daizen pur di mettere in salvo il nostro Oguri. 
Siamo ad una svolta: Oguri, salvatosi per merito della bella Terute, può immergersi nella fonte della Primavera della Rinascita, dalla quale esce più forte che mai, pronto ad ogni costo ad ottenere la sua vendetta. 
Direttosi, dunque, dal barbaro Daizen, lo uccide, dirigendo la spada subito dopo su se stesso: siamo davanti ad un processo di nascita, morte, rinascita, morte e di nuovo rinascita, questa volta insieme alla giovane Terute, che aveva sacrificato la sua vita in nome di un ragione superiore.

I personaggi:
Oguri: sappiamo ben poco di lui. E' un abile massaggiatore, è riservato, è attento. Costretto ad una morte ingiusta, tornerà dal regno dei morti per una giusta vendetta. E' l'alter-ego per eccellenza del regista Toyoda Toshiaki, è un uomo che non si lascia sopraffare dal destino, dal corso degli eventi, ma ha pieno controllo di sé e della sua vita, a tal punto da ritornare dal regno dei morti per conquistarsi la sua giustizia. E' la metafora dell'uomo moderno. E' la metafora dell'uomo moderno in un mondo che è come l'inferno, peggio dell'inferno stesso. Il regista sembra sussurrarci che la vita ci porrà sempre di fronte a degli ostacoli, che possono sembrare insormontabili (la morte), ma che è possibile risolvere (la rinascita), che bisogna lottare per riuscirsi (lo Spirito Affamato privo di forze), che bisogna tenere duro, perché gli sforzi verranno sempre premiati (ritorno delle forze dopo l'immersione nella Primavera di Rinascita). Ed è proprio questo che è successo allo stesso regista: ha toccato il fondo, ma dopo quattro lunghi anni, è ritornato gridando la sua 'rinascita'.


Il Signore Dazen: personaggio avido ed invidioso, si dedica ai piaceri terreni e vuole essere padrone di tutto e tutti. Rappresenta, metaforicamente, il germe malato della società: bisogna estirparlo prima che danneggi gli altri. E la povera Terute, il nostro Oguri, tutte le donne che ha fatto decapitare in seguito al manifestarsi della sua malattia, ne sono una prova evidente. 

Terute: giovane e bella, rappresenta l'inesperienza alla vita, l'incapacità di agire, la mollezza dello spirito e del corpo. Nonostante fosse tenuta come una misera schiava dal Signore Daizen, Terute non mostra intenzione di voler abbandonare quel luogo, nonostante i consigli compassionevoli di Oguri. Metaforicamente, possiamo leggere nel personaggio di Terute la non-volontà di agire, perché l'azione indica un dispendio superiore di energie, indica un numero elevato di problemi da affrontare, perché la vita punisce gli uomini, perché la terra è un vero inferno.


Ma questa mollezza d'animo si trasforma in azione dopo la morte di Oguri, diventando strumento, elemento funzionale e necessario al completamento della Rinascita. Si legge chiaramente, tra le righe, un ammonimento rivolto a tutti: non bisogna lasciare che gli eventi facciano il loro corso, non bisogna lasciare che la vita ci scivoli addosso, ma bisogna agire, affinché si raggiungano i propri obiettivi.





Inoltre ringrazio lo staff di AsianWorld per aver messo gentilmente a disposizione i sub.

Nessun commento:

Posta un commento