lunedì 21 novembre 2011

Il Diario del Vampiro. Il Risveglio.


Il Diario del Vampiro. Parte Prima: Il Risveglio.
Di Lisa Jane Smith.

Tra i romanzi che non si dovrebbero assolutamente leggere. Sono ben conscia dell'esistenza di lettori e lettrici che hanno letto ed hanno amato tale opera. Che l'hanno persino innalzata a romanzo preferito. Ma io, personalmente, in questa sede non ne parlerò bene.

Innanzitutto, conoscendomi bene, non avrei mai comprato tale libro. Quindi la prima domanda, spontanea e giustificata, che mi torna alla mente (a me, come a voi) è ''perché leggerlo?''. E' un quesito giustissimo.
In verità ho sempre sentito parlare di questa collana di romanzi della Smith, e sebbene non ne avessi mai sfogliato un volume, conoscevo bene il suo livello, ed il pubblico di destinazione della collana. Successivamente, in una serata di zapping televisivo, mi sono arenata sul canale che trasmetteva la versione televisiva di questo romanzo. Di qui la curiosità! 
La curiosità mi ha sempre stuzzicato in misura eccessiva. Dovevo sapere, dovevo conoscere, dovevo capire. Dopo diverse ricerche in internet scopro che la versione televisiva si è presa la libertà di allontanarsi dal romanzo originario. Ma perché? Non capivo... Così ho comprato il primo volume della collana (Il Risveglio) e l'ho letto.
La lettura è stata illuminante... sono riuscita a venire a capo dell'ultimo interrogativo a cui non riuscivo a rispondere. Ebbene non posso che complimentarmi con il regista della serie televisiva per l'ottima sceneggiatura. I personaggi acquistano prestigio, sono ben strutturati; le vicende sono ricche di dettagli; le informazioni e i ricordi sono sparsi via via lungo la trama centrale, rendendo l'intera vicenda molto ben architettata. E' una storia che funziona. Ma non voglio dilungarmi sulla serie televisiva.
In questa sede vorrei suggerirvi i motivi per i quali non dovreste spendere i vostri risparmi in questo modo.

La trama è povera di contenuti, è caotica, banale in alcuni punti. Non ci sono i giusti collegamenti, non ci sono anticipazioni, non c'è nessuna suspance nella lettura... L'attenzione del lettore non viene in alcun modo destata: non basta inserire un vampiro, un corvo e un cimitero per rendere la vicenda interessante, né tantomeno una relazione tra una ragazza (umana) e un ragazzo (vampiro)... Siamo nel XXI secolo, ci vuole molto di più per impressionare un lettore.

I personaggi sembrano dei cliché vuoti. Partiamo da Elena: è una ragazza egoista; fatta eccezione di se stessa, di Stefan e del suo diario, non è minimamente interessata agli altri. Non c'è altruismo in lei. Appare come un personaggio oltremodo odioso, noncurante degli altri, totalmente frivola e banale (bastano le prime pagine del libro per convincervi ad abbandonare l'impresa). Incontra Stefan nei corridoi della scuola, e di lì a dieci minuti decide che deve farlo suo. Lo ama follemente dopo poche pagine. E' mai possibile tutto questo? Questo amore senza significato, vuoto, noioso. Non fa altro che ripetere che lo ama, che vuole vederlo, che sente la sua mancanza. C'è uno scarto netto tra il lettore e la protagonista Elena. Non c'è collegamento tra il lettore e lo scrittore. Forse bonariamente la Smith credeva che non ci fosse bisogno di dilungarsi troppo su questi dettagli, forse sperava che tutte le adolescenti innamorate riuscissero a percepire chiaramente questa passione nata così velocemente. Invece, mia carissima Smith, così non è stato. Il lettore è cattivo. E' cattivo per esigenze e per virtù. La mole di romanzi e romanzetti che viene pubblicata ogni singolo giorno è tale che il lettore è disorientato. Così inizia a navigare nelle storie più diverse e assurde possibili, vuole cercare qualcosa che possa diventare suo, che possa farlo crescere, che possa entusiasmarlo, che faccia battere il suo cuore. Vuole che sia avvincente, che gli prenda d'un solo colpo tutta l'attenzione, che lo renda schiavo delle pagine, che lo tenga così stretto che l'unico modo di salvarsi e di liberarsi è giungere alla fine, porre termine a quell'avventura in cui il lettore e il protagonista sono diventati una sola persona. Salvarsi.
Ebbene... questo non avviene ne I diari del Vampiro. La storia d'amore di Elena e Stefan (ma direi quasi solamente di Elena) non è in alcun modo condivisa con il lettore. E non perché sia una storia banale, sia fantastica, sia irreale... ma semplicemente perchè la carissima Smith ha posto Elena dietro un muro ed il lettore non può raggiungerla. Manca di capacità. Non c'è merito e non c'è valore. Un romanziere dovrebbe porsi faccia a faccia con il suo lettore, mentre qui non c'è dialogo. La Smith pretende che la si legga senza empatia, senza partecipazione. Insomma, manca l'essenziale.

Stefan. Chi è? Che fa? Che vuole? La Smith utilizza un concetto quantomai universale: la dualità. O meglio, vuole utilizzare la dualità, ma anche qui fallisce miseramente. Innanzitutto la dualità interna al personaggio (se dualità la si può chiamare): Stefan è un vampiro, un essere malvagio per propria natura, ma capace di sentimenti umani e positivi, come l'amore ed il rispetto. Ha un passato fatto di tenebre ed ombre, ma vuole a tutti i costi costruirsi una vita nuova, in cui il male ne sia assente. E' una tematica molto interessante, sarebbe addirittura bastata a fare di lui il protagonista indiscusso dell'intera opera, ma anche qui manca la capacità compositiva che riesca a mettere a fuoco bene questa tematica. Innanzitutto la Smith vuole celare, cercando di incuriosire il lettore. Sì, ottimo stratagemma, peccato solo che il lettore non si incuriosisca, anzi viene confuso. I monologhi interiori di Stefan mancano di elementi basilari alla comprensione corretta da parte del lettore. Non siamo a conoscenza del suo passato da vampiro, ma sappiamo che se ne duole notevolmente. E' possibile pure che la sempre affezionatissima Smith abbia snocciolato queste preziose informazioni nei volumi successivi della collana. Mai cosa fu più sbagliata: il lettore deve saziare la curiosità all'interno dell'opera stessa. L'autore, a sua volta, deve giocare con la curiosità del lettore, devi anticipare, deve posticipare, deve momentaneamente celare, deve interpretare, stravolgere le interpretazioni.... il tutto, però, deve essere svolto all'interno dell'opera stessa. Due romanzi possono configurarsi come la continuazione l'uno dell'altro, ma nessuno dei due deve essere privo di elementi, e nessuno dei due deve andare a riparare alle mancanze dell'altro. Ogni romanzo deve rispondere di logicità, deve essere completo, deve concludersi senza lasciare punti vacanti, senza togliere che possa poi far parte di una collana. Qui mancano seriamente gli elementi sufficienti ad una adeguata comprensione. Il lettore non riuscirà mai a porsi dal punto di vista di Stefan (e lo stesso vale per gli altri personaggi) perché non riesce a capirlo, non potrà mai vivere quell'avventura come se fosse sua, ma guarda la storia da dietro un vetro come se guardasse dei pesci in un acquario: chi di voi riuscirebbe ad immedesimarsi in un pesce?
Quindi, la dualità interna lascia parecchio a desiderare. Ulteriore dualità? Un altro elemento per eccellenza: il rapporto tra fratelli. La Smith, badate bene, non scende in banali cliché (in questo aspetto perlomeno). Non c'è il conflitto fratello buono-fratello cattivo (grazie al cielo!!), ma tra due fratelli cattivi e buoni allo stesso tempo. Tuttavia sembra che alla Smith piaccia ben poco ''romanzare'', perché ancora una volta mi trovo a rimproverarle la mancanza di informazioni. Questo Damon? Non viene presentato in maniera adeguata. Passi pure la duplice apparizione di Damon al cospetto di Elena, che crea un bel po' di aspettative, ma poi nel momento cruciale, nel faccia a faccia tra i due fratelli, le aspettative si frantumano in delusione. Eppure la Smith si deve essere impegnata non poco nei due personaggi; i loro nomi ci fanno sperare in qualcosa di grande, di intrigante, di pericoloso: Stefan (da Santo Stefano, primo martire) e Damon (demonio, creatura del male assoluto) Salvatore (quindi ''colui che reca salvezza'' in opposizione con la natura di vampiro). Nel momento del confronto, però, i due personaggi si rincorrono come ragazzini, come immaturi. Il loro linguaggio curato non interessa. Le loro abilità da vampiri sono noiose. I Poteri? Non vengono neanche presi in considerazione. E poco importa se alla fine del romanzo Stefan scompare misteriosamente ed Elena corre a cercare Damon per salvarlo. Poco importa, perché l'intera vicenda ha annoiato profondamente il lettore, perché ha letto un libro e non ha viaggiato, e questa è l'accusa più grande che si possa fare ad un romanziere.

In conclusione, chiedo venia se qualcuno possa risentire di questa bruttissima critica al libro, comprendo benissimo che il lettore di cui parlo (ovvero l'io lettore, io stessa) sia differente da ogni altro tipo di lettore esistente. Ma per coloro i quali condividono un gusto letterale simile al mio, consiglio vivamente di non leggere quest'opera.

3 commenti:

  1. Aggiungerei che il tema dell'amore tra vampiro e umana di questi tempi non è esattamente dei più originali. Per la tua stessa ragione, la curiosità, ho guardato i film della saga di Twilight e mannaggia a me, non l'avessi mai fatto!
    Complimenti per la bella recensione e grazie per avermi fatto evitare una lettura deludente.

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  2. Tra colleghe ci si deve aiutare! ^_'

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  3. Sarà che ultimamente vedo in giro (libri, film, serie tv) solo vampiri e lupetti, ho iniziato a prendere in antipatia il genere. Le storie mi sembrano tutte simili, anche se qualcuna è scritta meglio di altre(o peggio, come in questo caso)...

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