domenica 29 dicembre 2013

IL PIU' CELEBRE CASO DI PLAGIO DELLA LETTERATURA

Ovvero: L'ASSASSINIO DI RUE SAINT-ROCH - ALEXANDRE DUMAS

Opuscoletto interessante pubblicato nel 2012 da Dalai editore a cura di Ugo Cundari.
Questo racconto di Dumas ripercorre quasi fedelmente il più famoso racconto  I Delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe, che tratta dell'assassinio di due donne, avvenuto nella loro abitazione, avvolto nel mistero. La polizia brancola nel buio, ma per fortuna ci sono i due protagonisti a far luce sulla triste vicenda.

Il racconto di Dumas, ritrovato per caso da Ugo Cundari nell'archivio di una biblioteca di Napoli, riporta alla luce non poche domande. Si tratta di un caso di plagio ad opera di Dumas, oppure ad opera di Poe? E' questo il primo racconto giallo mai scritto nella storia? Le domande sono molteplici e Cundari cerca di far luce sulle diverse ipotesi, per dare al lettore una idea chiara della vicenda.

Innanzittutto Cundari cerca di rispondere alla domanda "Chi ha plagiato chi?" Il racconto di Poe è ambientato in un imprecisato anno dell'Ottocento ed è stato pubblicato nel 1841, mentre il racconto di Dumas è ambientato nel 1832, ma pubblicato poi a puntate sulla rivista "L'Indipendente" nel 1860. La cronologia delle opere, quindi, non aiuta affatto a determinare chi ha plagiato chi, per questo motivo Cundari cerca di scavare più a fondo. Parte proprio dall'anno 1832 e si chiede dove fossero i due scrittori in quell'anno. Per Dumas è un anno pieno di attività: frequenta i più importanti salotti parigini e lavora freneticamente a mille testi. Per Poe è invece un anno oscuro. Non si sa nulla, eccetto che pubblicò 5 racconti in forma anonima. Non si sa dove sia stato o cosa abbia fatto. Insomma molto molto mistero. Ma al di là dei numerosi dubbi circa la frequentazione tra i due autori, circa un reale o non reale soggiorno di Poe in Francia (troppo familiare con gli usi, i costumi e il linguaggio francese) Cundari, nell'impossibilità di dare una risposta definitiva, richiama l'attenzione sul "plagio", definendolo un genere letterario, anzi come il "più grande genere letterario esistente da secoli".

Il testo di Dumas/Poe o di Poe/Dumas mette in discussione la storia della letteratura anche da questo punto di vista, celebrando senza mezzi termini e con estrema franchezza un genere letterario che è sempre esistito ma al quale non è stata mai riconosciuta la giusta dignità, almeno fino ad ora.[...]Forse  potremmo spingerci ancora più in là vedendo nel plagio il genere letterario per antonomasia, il più puro e il più autentico, dando per accolta la definizione di letteratura come di un perfetto strumento eversivo e rivoluzionario, che non può non provocare squilibrio e scontro nello stessa sistema in cui si manifesta. In caso diverso, saremmo in presenza non di letteratura ma di misero esercizio di registrazione.

Personalmente adoro questo genere di racconti. Ho letto ormai tutto Poe diversi anni fa e mi ha fatto veramente piacere rileggere una storia del genere, soprattutto in considerazione della disputa di paternità del brano. Lettura piacevole, ottima in un pomeriggio di noia.

sabato 14 dicembre 2013

Attese da lettore



L’autobiografia di Steven Patrick Morrissey, 54 anni, ex cantante degli Smiths e poi solista noto come Morrissey, si intitola Autobiography ed è uscita il 17 ottobre nel Regno Unito.  

Notizia non troppo fresca, ma mi era davvero sfuggita. Intenzionata a comprare la versione originale del Morrisey, non mi ero informata su una eventuale traduzione in italiano... Ma la Mondadori non si è tirata indietro. Sul sito librimondadori.it si legge:

Sbaragliando la concorrenza di altri sei editori italiani, Mondadori si è aggiudicata i diritti della pubblicazione nei primi mesi del 2014 dell'ambitissima traduzione italiana di Autobiography, l'autobiografia ufficiale dell'ex leader degli Smiths, Steven Patrick Morrissey, a cui il mito del rock ha lavorato per circa dieci anni.

Un libro che in Inghilterra è già diventato un bestseller: pubblicato nella celebre collana Penguin Classics, ha venduto, a una sola settimana dall'uscita, 37.000 copie, attestandosi come la più venduta autobiografia di un musicista nella prima settimana dalla pubblicazione.

Un libro che il Guardian ha descritto come «molto, molto più vitale, poetico e lirico di quanto potessimo aspettarci dalla biografia di una pop-star», paragonando i primi paragrafi a Ritratto dell’artista da giovane di James Joyce.

Francesco Anzelmo, direttore editoriale della divisione saggistica, in un'intervista ad Affaritaliani.it ha dichiarato: «Ci fa molto piacere aver vinto quest’asta, perché si tratta di un libro notevole, a cui l’autore ha lavorato a lungo, senza aiuti esterni. È scritto in un inglese raffinato, non è diviso in capitoli ed è ricco di digressioni, ma cercheremo comunque di far tradurre rapidamente il corposo testo (di circa 500 pagine, ndr), in modo che possa arrivare nelle nostre librerie entro l’inizio di marzo.

Sicuramente è uno dei volumi più attesi dai fan di Morrisey & co. Le biografie sui personaggi del mondo della musica sono sempre molto interessanti, perché svelano aspetti intimi nuovi, presentati in una veste differente (che è quella della prosa perlopiù); sono una specie di traccia bonus alla loro musica. Morrissey, poi, ha fatto sempre molto parlare di sé, e questa sua autobiografia potrebbe svelare particolari mai rivelati prima. A me, personalmente, gli Smiths sono sempre piaciuti molto, e ultimamente li sto ascoltando e apprezzando molto più di quand'ero adolescente. Che posso dire? Non vedo l'ora di avere questo volume tra le mie mani, e spero tanto che la Mondadori adotti la scelta della Penguin di pubblicare in romanzo direttamente in edizione economica (così si fa Penguin!!). Viva i volumi in brossura e viva gli Smiths!

domenica 8 dicembre 2013

L'anatomia umana secondo Choi Xoo Ang

Choi Xoo Ang è un artista che sta facendo gran parlare di sé. Nato in Corea del Sud nel 1975, si è laureato in scultura presso l'Università Nazionale di Seoul. Attualmente vive e lavora a Seoul. Artista ormai affermato nell'ambiente coreano, Choi Xoo Ang sta compiendo i primi passi nel mondo dell'arte contemporanea a livello internazionale, con mostre a Parigi, Pechino e Singapore.  

L'artista coreano scolpisce l'anatomia umana, modificando le proporzioni e i contesti, dando vita a delle opere angoscianti e inquietanti, che fanno emergere emozioni oscure. Attraverso le sculture in argilla e resina, Choi vuole esprimere rabbia e frustrazione della società, dando corpo e denunciando gli abusi e la negazione dei diritti umani che sembrano aver preso piede nella società contemporanea. 

Per far questo Choi manipola l'anatomia umana, usando anche parti del corpo singole, estrapolate del loro contesto (la testa e le mani sono moltiplicate) per dare vita a forme più grandi. Lavorando su tutto il corpo, o su una parte di esso, l'artista canalizza e personalizza in una forma esteriore ciò che l'individuo nasconde dentro: è un riflesso del dolore e dell'indignazione dell'uomo espresso non attraverso le parole, ma attraverso la pelle. 

Personalmente sono stata molto colpita da queste sculture, le espressioni dei volti delle statue trasmettono un senso di inquietudine, di dolore intimo, così forte che è difficile restarne indifferenti. Sicuramente Choi Xoo Ang non smetterà di stupirci neanche in futuro, nell'attesta godiamoci la sua arte.






sabato 23 novembre 2013

Jude l'oscuro - Thomas Hardy

Edito da NewtonCompton
A cura di  Erberto G. Petoia
Jude Fawley è un povero ragazzo, che vive nel Wessex e che sogna di diventare uno studente universitario nella città di Christminster. Preso in casa dalla zia burbera dopo la dipartita dei genitori, Jude concilia il lavoro alla studio, dedicandosi alla lettura dei testi in greco e in latino nei  pochi momenti di libertà a casa o sul lavoro. Passo dopo passo, cerca di avvicinarsi al suo sogno, quando un giorno, tornando a casa dalla zia, incontra Arabella Donn, che con astuzia e malizia riesce a irretire il giovane Jude per niente pratico d'amore. A questo evento, che di per sé non ha nulla di atipico, si aggiunge una credenza condivisa da tutta la famiglia: i Fawley non sono persone da matrimonio; ogni unione finisce in una tragedia. E da che mondo è mondo, si sa che le credenze popolari hanno sempre un fondo di verità, e Hardy non poteva certo ignorarlo: tra il giovane Jude e la contadinella Arabella la tragedia è dietro l'angolo. Arabella convince Jude ad unirsi in matrimonio con lei con la scusa di una falsa gravidanza, e quando Jude verrà a conoscenza della verità, la separazione tra i due diventa inevitabile: Arabella parte per l'Australia con la famiglia, mentre Jude si dirige, dopo tanti sforzi, a Christminster. In questa città incontra la cugina Sue Bridehead, di cui si innamorerà a prima vista. La giovane Sue ricambia i sentimenti del cugino Jude, ma per capriccio, finisce per sposare il professor Philloston, che le garantisce una vita più agiata e la possibilità di diventare una docente. Questo matrimonio, però, è destinato anch'esso a fallire: Sue è infelice lontano da Jude. Mr. Philloston, come estremo atto d'amore per Sue, la rende libera, cosicché possa tornare da Jude e ricominciare una nuova vita con l'amante. A questo punto la vicenda dovrebbe evolversi in modo positivo, con un lieto fine, ma non è affatto così: Sue si rifiuta si sposare Jude perché il matrimonio renderebbe il loro amore un contratto, imprigionando un sentimento libero in una gabbia di consuetudini sociali. Suo malgrado, Jude accetta questa situazione, ma a lungo andare sarà proprio questa la loro rovina, che li porterà alla rottura definitiva, e alla tragedia finale.

Jude l'oscuro è un romanzo pubblicato inizialmente a puntate su un giornale nel 1895, successivamente fu edito in un volume unico nel 1896. Questo romanzo fu stroncato senza riserve dalla critica: fu ribattezzato come Jude The Obscene (Jude l'osceno), e fu bruciato pubblicamente dal vescovo di Exeter nell'anno della sua pubblicazione. Questo evento demoralizzò a tal punto Hardy che decise di  non lavorare mai più ad opere in prosa. Nella prefazione alla prima edizione, l'autore scrive: "E' un romanzo, rivolto da un uomo a un pubblico adulto, che cerca di trattare con naturalezza l'inquietudine e l'eccitazione, la derisione e il disastro che possono incalzare quando le più forti passioni umane si risvegliano, di raccontare senza giri di parole la guerra mortale ingaggiata tra la carne e lo spirito, e di mettere in rilievo la tragedia delle ambizioni non soddisfatte, e mi sembra che non ci sia nulla da obiettare al modo in cui le tematiche sono trattate." Ciò nonostante, il romanzo fu protagonista di molte polemiche e invettive. Troppo tardi si capì che Jude non voleva essere una critica all'istituzione del matrimonio, ma bensì un'opera morale.

La tematica del matrimonio è presente dall'inizio alla fine del romanzo. Da una parte la credenza che i Fawley non siano destinati al matrimonio; dall'altra il tentativo, ossessivo e disperato, di Jude di convincersi di poter continuare la sua convivenza con Sue senza unirsi in matrimonio con lei; dall'altra ancora il cinismo e la caparbietà di quest'ultima, ferma e risoluta nel non sposare Jude, considerando il matrimonio come una costrizione sociale e null'altro. Questo tema, ancora molto attuale, scatenò l'indignazione sociale, scoraggiando l'autore.

 In un proscritto del 1912 (ben sedici anni dopo la prima pubblicazione del romanzo) l'autore aggiunge: "Poiché le leggi del matrimonio sono state usate in gran parte della struttura tragica del racconto, e il suo significato generale nella vita domestica tende a dimostrare, per dirla come Diderot, che la legge civile non dovrebbe essere altro che l'enunciazione di una legge di natura (un'affermazione che va comunque presa con riserva), sono stato accusato sin dal 1895 di essere il maggior responsabile in questo paese dell'attuale stato di deterioramento del matrimonio (come ha affermato uno scrittore colto alcuni giorni fa). Non saprei. All'epoca la mia opinione, se non vado errato, era la stessa di oggi: un matrimonio si deve poter annullare non appena diventa una crudeltà per una delle due parti , perché a quel punto non è più un matrimonio, né nella sua essenza né da un punto di vista morale; ciò mi sembrava una buona base per l'intreccio di una tragedia, raccontata per presentare dei particolari che contenevano molti elementi universali, non senza la speranza che vi si potessero rilevare delle aristoteliche qualità catartiche."

Un'altra tematica forte che emerge da questa tragedia è la dura realtà del mondo accademico: nonostante i numerosi sforzi compiuti da Jude nello studio, la povertà è un muro insuperabile, che lo costringerà ad abbandonare i suoi sogni, facendolo sprofondare in uno stato di disperazione interiore. Insomma, al di là dell'intento moraleggiante dell'autore, ne emerge una durissima critica alla società, che impedisce l'amore se questo non è vincolato ad un sacramento, e nega il diritto all'istruzione in base al rango sociale (niente di nuovo, vero?). Due elementi, questi, che rendono estremamente attuale un romanzo nato alla fine del XVII secolo. 

I classici non muoiono mai. Assolutamente da leggere. Prossima tappa? Sicuramente Tess dei D'Uberville!

domenica 17 novembre 2013

1Q84 - Murakami Haruki

Al mondo non esiste persona che non possa essere sostituita. Per quanta conoscenza e capacità uno possieda, di solito c’è sempre qualcuno da qualche parte che può prenderne il posto. Se il mondo fosse pieno di persone insostituibili, ci troveremmo davvero nei guai.
Libro 1 & 2
Edito da Einaudi, 2011, pp 724
Traduttore: Giorgio Amitrano
Non è la prima volta che mi cimento nella lettura di opere di questo autore giapponese. Con Murakami è sempre una sfida nuova. Alcuni lo amano, altri lo odiano. Personalmente, invece, non posso dire di appartenere a nessuno dei due gruppi. Tra noi c'è un rapporto di amore-odio: le sue opere mi piacciono e al tempo stesso le detesto. Una volta iniziato un suo volume, per me è assolutamente impossibile smettere di leggere, o anche prendermi una pausa. Devo assolutamente terminarlo, vedere come evolve la storia, chiudere con il suo libro. C'è da dire che la trama dei suoi romanzi è fuori dal comune, è architettata con somma maestria, ti trascina dentro il libro e non puoi uscirne più. C'è da diventar matti!
Ma parliamo più specificatamente di 1Q84. E' un romanzo del 2009/2010 diviso in tre libri e pubblicato in Italia tra il 2011 e il 2012. Ambientato nella Tokyo del 1984, ogni libro (o possiamo dire anche 'capitolo') scandisce il tempo in modo assoluto e preciso: il primo libro vede gli avvenimenti svoltisi tra il mese di aprile e giugno; il secondo libro fra luglio e settembre; il terzo libro fra ottobre e dicembre. Protagonisti di questa storia sono Aomame, una donna che lavora come istruttrice in un centro sportivo elitario e che nel tempo libero esegue omicidi su richiesta, e Tengo, un insegnante di matematica che nel tempo libero scrive romanzi e spera di diventare scrittore. I primi due libri vedranno protagonisti questi due personaggi che si ritrovano, senza neanche saperlo, catapultati in un mondo parallelo al 1984, cioè 1Q84. Diversi sono gli elementi che rendono i protagonisti consci di questa 1q84: le due lune in cielo; la presenza di piccoli esseri non descrivibili chiamati Little People; la crisalide d'aria; insomma una serie di oggetti e situazioni che vengono alla luce un pò alla volta nell'arco dei tre libri e che aiutano i protagonisti (e il lettore) a prendere coscienza di essere nell'anno 1Q84. 
 
Libro 3
Edito da Einaudi, 2012, pp 408
Traduttore: Giorgio Amitrano
Il romanzo è pieno di strani personaggi, che si lasciano scoprire un pò alla volta, e che avranno dei ruoli importanti nelle vite dei protagonisti. Nonostante l'affollamento dei personaggi, la storia rimane concentrata su Aomame e Tengo (a cui l'autore affida un capitolo a testa, in modo alterno), dando spazio ad un terzo personaggio solo nel terzo libro: Ushikawa, un investigatore privato, fondamentale per l'incontro tra i due protagonisti.
Nonostante l'intricata trama (perché Murakami ha una fantasia fuori dal comune), il romanzo è una storia d'amore tra Tengo e Aomame nata fra i banchi di scuola vent'anni prima. Si tratta di un amore puro, sacro, nato tra due bambini di dieci anni, e mai più vissuto. Amore vissuto solamente come ricordo fino all'atteso incontro dopo vent'anni (e tre libri dopo). Banalizzanto, il romanzo è questo: l'incontro tra due persone che si sono amate un tempo e che nutrono ancora dei sentimenti l'uno per l'altra. A ciò si aggiunge una perfetta architettura narrativa, uno schema equilibrato e sistematico, l'inserimento di elementi atipici, fantastici, insieme ad elementi reali, di oggettiva conoscenza. In più l'accompagnamento melodico e letterario delle sue pagine (come i rimandi alla Sinfonietta di Janacek, alle pagine di Checov,...), sono un ottimo contorno per un lettore appassionato.
Quello che sto cercando di dire è che 1Q84 è un capolavoro assoluto, magnifico e magnetico, da leggere assolutamente tutto d'un fiato, ma per quanto mi riguarda, dopo la prima intensa e profonda esperienza della lettura, non lo riprenderei mai più in mano: la lettura è avvincente nel suo itinere, ma risulta troppo densa e chiassosa per un secondo approccio.
 Non poteva fuggire. Non poteva evitare in eterno di guardare le cose davanti a sé come un bambino spaventato. Conoscere la verità regala all'uomo la giusta forza. Qualunque sia la verità.

venerdì 8 novembre 2013

Le Rane - Mo Yan

Edito da Einaudi, 2013. Traduzione P. Liberati.
Curatore M. R. Masci.
Generalmente non leggo mai opere pubblicate nei giorni nostri. Quelle rare volte in cui mi sono dedicata a queste letture sono rimasta molto delusa e mi sono rinchiusa ancora di più in mezzo ai classici. Succede però che, di tanto in tanto, per un eccesso di euforia o di incoscienza, ti fiondi in libreria e acquisti qualcosa che non avresti acquistato in situazioni normali. Sarò sincera: l'unico pretesto che mi spinge ad acquistare questo genere di opere è l'assegnazione annuale del Premio Nobel per la Letteratura. Di qui l'acquisto e la (sorprendentemente piacevole) lettura de Le Rane di Mo Yan, che è stato insignito del suddetto premio nell'anno 2012.

Nato a Gaomi, quartiere nella provincia cinese dello Shandong, in una famiglia numerosa di contadini poveri, Mo Yan è diventato la voce intima e popolare di quella Cina che ancora oggi possiamo dire di conoscere solo superficialmente.

In una intervista al Corriere, Mo Yan spiega: "Anche se io scrivo partendo da vicende mie personali, in realtà racconto una generazione. Ho sempre pensato che la buona letteratura dovrebbe permettere al lettore di ritrovare se stesso nelle pagine che scorre, dovrebbe suscitare emozioni condivise. La buona letteratura consente allo scrittore di raccontare il proprio mondo emozionale di esperienze. Allo stesso tempo, rappresentando le storie e l'universo interiore delle persone comuni, è in grado di fondere universalità e particolarità. Può anche darsi che lo scrittore non se ne renda conto quando prende la penna in mano, ma è qualcosa che accade comunque. Da sé."

Le Rane. "Wa" in cinese: "wa" come bambini e "wa" come rana. Protagonista di questo romanzo è la Cina degli anni sessanta. Wan Xi, una ostetrica tra tante 'mammane' ha fatto nascere migliaia di bambini. Venerata come portatrice di vita e custode della sacralità di essa, Wan Xin diventa membro del Partito Comunista nel 1955, scelta che segnerà la vita sua e quella dei futuri nascituri di tutto il villaggio di Gaomi. Quando il Partito le chiede di mettere il suo sapere al servizio del Governo, Wan Xin, spinta da ideali di fedeltà e sperando in una grande crescita del paese, accetta la richiesta di aiuto del Partito, e si trasforma in un mostro che interrompe la Vita, in nome del programma di controllo delle nascite sostenuto dal Partito. E' un punto cruciale dell'opera, in realtà è Il Punto dell'opera, necessario alla comprensione della realtà sociale della Gaomi, e di ogni piccolo villaggio della Cina negli anni sessanta. Ciò che colpisce di questo episodio particolare, e che Mo Yan sottolinea vivacemente, è l'atteggiamento stoico di Wan Xin: lo stesso zelo, la stessa serietà, la stessa concentrazione che metteva nel far venire alla luce i bambini era ora utilizzato per lo scopo opposto, impedire la nascita di nuovi esseri. Questo è un punto fondamentale, perché sottolinea la forza del nazionalismo popolare e popolano, che non si fermava dinanzi a niente, neanche di fronte ad un abominevole delitto. E' una sorta di lavaggio del cervello su scala nazionale, a cui le vittime riusciranno a liberarsi lentamente, in modo doloroso e pericoloso: attraverso la nascita. Sarà la gioia della vita a rendere chiara la verità; sarà la sacralità della vita che risveglierà nelle donne il desiderio di libertà e di dignità. Sarà un percorso lungo e doloroso, ma con cui anche Wan Xin sarà costretta a fare i conti.

Wan Xin diventa, quindi, emblema della Storia della Cina, gettando luce sulla controversa politica delle nascite che rappresenta una cicatrice troppo vistosa per poter essere ignorata. Lo spunto del romanzo è autobiografico. Mo Yan, originario proprio di Gaomi, ha avuto una zia ginecologa a cui si è ispirato per il personaggio di Wan Xin. L'autore confessa in una intervista: "Tutti i miei romanzi, se mi guardo alle spalle, sono stati ispirati da determinate figure, da persone realmente esistite. Persone di per sé particolarmente ricche, dal carattere estremamente complesso, che hanno vissuto esperienze affascinanti [...]. Una persona come la mia vera zia, in grado di far passare per le sue mani diecimila bambini, dandogli il benvenuto al mondo, una persona come lei di per sé è già un libro ricchissimo. Scrivere di un chirurgo come lei significa naturalmente ripercorrere la storia delle nascite a partire dagli anni sessanta, in particolare toccare le alterne vicende legate al controllo delle nascite. Contemporaneamente ha compiuto anche molti interventi di aborto. Ho semplicemente percepito che questa persona una volta raggiunta la vecchiaia, deve aver provato senza dubbio molti dolori e molte contraddizioni".

Ci troviamo di fronte ad un romanzo denso e sofferto, nato da un continuo lavoro durato dieci anni, e che rappresenta anche una forma di personale espiazione dell'autore per la sua sottomissione ad una politica così irragionevole e meschina. Attraverso lo strumento del realismo magico (e non a caso l'autore è un appassionato di Faulkner), l'autore ha la libertà di fondere la verità dei ricordi all'immaginazione, in modo da poter trattare di argomenti, in modo diretto o indiretto, che, in luogo diverso e con modalità diverse, sarebbero spinose se non pericolose da prendere in esame.

E' un romanzo estremamente forte, lucido, sincero e spaventoso. Mo Yan (che letteralmente significa "senza parola"), è una voce che deve essere ascoltata, e che sicuramente non deve più mancare nella nostra libreria personale. E' stata una lettura avvincente che rifarei subito, per questo motivo lo consiglio a chiunque possa esserne interessato.

martedì 7 maggio 2013

That Winter, The Wind Blows

Devo dire la verità: i coreani ci sanno proprio fare in merito ai drama. Ogni anno migliorano visibilmente e la quantità dei drama non sembra minimamente influire sulla qualità. Ma per non andare oltre, mi limito a dire che That Winter, The Wind Blows è uno dei più bei drama di questo 2013 (ma considerato che l'anno non è ancora terminato, sono convinta che qualche altro drama si farà sicuramente notare presto).
That Winter è il remake del drama giapponese Ai Nante Irane Yo, Natsu (del 2002) di cui fu successivamente riprodotto un adattameno cinematografico dai coreani nel 2006, intitolato Love Me Not.


Titolo: That Winter, The Wind Blows
Titolo originale: 그 겨울, 바람이 분다 (Geu Gyeo-wool, Barami Boonda)
Regia: Kim Kyu Tae
Sceneggiatura: No Hee Kyung
Rete: SBS
Episodi: 16
Periodo: 13 Febbraio - 3 Aprile 2013
Paese: Corea del sud
Genere: melodramma

CAST
Zo In Sung - Oh Soo
Song Hye Kyo - Oh Young
Kim Bum - Park Jin Sung
Jung Eun Ji - Moon Hee Sun
Bae Jong Ok - Wang Hye Ji
Kim Tae Woo - Zo Moo Cheol
Seo Hyo Rim - Jin So Ra

Questa è lo storia di due destini incrociati dalla casualità. Oh Soo è un giocatore d'azzardo molto noto nel quartiere di Cheongdam. Abbandonato sotto un albero quando era ancora in fasce e cresciuto in un orfanotrofio, vive in modo sregolato e pericoloso. Dopo la morte della sua fidanzata, non c'è niente che gli faccia desiderare vivere, se non il fatto di essere vivo e di continuare ad esserlo senza nessuna particolare ragione. Arricchitosi grazie al gioco d'azzardo, vive in un lussuoso appartamento, divertendosi con i suoi amici: Jin Sung e Oh Soo, ragazzo più giovane con cui condivide lo stesso nome. Jin Sung è un ragazzo giovane che segue le orme di Oh Soo, che considera parte della famiglia, e a cui guarda con ammirazione. L'altro Oh Soo, invece, è esattamente l'opposto del protagonista del drama, è un bravo ragazzo che ama la cucina italiana e lavora sodo per diventare chef; è l'erede di una grande società ed ha una sorella più piccola, Oh Young, che non vede da quando era piccolo.

Il giocatore Oh Soo ha una relazione con So Ra. So Ra è un'attrice e sta per andare in America per girare un film. Temendo di essere lasciata da Oh Soo che non l'ama per niente, fa accusare ingiustamente l'amante di appropriazione indebita, costringendolo ad un anno di prigione. Trascorso quest'anno, Oh Soo sarà costretto a restituire il denaro, sebbene non lo avesse mai rubato, e così inizia la nostra storia.
Nel frattempo, il padre di Oh Young, già gravemente ammalato da tempo, muore. L'avvocato di famiglia Jang Sung, amico del padre e di Oh Young, si mette sulle tracce di Oh Soo per riportarlo a casa. Young è una ragazza cieca, vive in modo solitario, ha paura del mondo e non si fida di nessuno, per questo motivo l'avvocato si mette sulle tracce del fratello, credendo che con lui la sorella sarebbe stata meno sola. Quello che nessuno sa, però, è che il fratello di Oh Young è ormai morto da un anno, e che l'Oh Soo che rintracciano è tutt'altro che lo chef di cucina italiana, erede del grande impero paterno. Il giocatore Oh Soo, vedendosi alle strette per il debito di 7 milioni di dollari, si finge il fratello di Oh Young, giocando sul fatto che, grazie alla cecità, questa non lo avrebbe smascherato. I due, quindi, iniziano questa strana avventura: riuscirà Oh Soo ad ottenere i soldi? Riuscirà a farsi strada nel cuore della falsa sorella? E Young? Si scoprirà che la sua cecità può essere in qualche modo curata. Come si comporterà Oh Soo? 


La trama è già di per sé complicata, ma a questa si aggiungono dei personaggi secondari di tutto rispetto, senza i quali la storia diventerebbe estremamente noiosa. Innanzitutto la segretaria Wang, che si occupa di Young da quando aveva 6 anni. Fin dall'inizio non si riesce a capire se sia o non sia la strega cattiva. E' uno dei personaggi più complessi della storia. All'inizio scopriamo che i genitori di Young si erano separati a causa sua, e questo ci basterebbe a considerarla tra i ''cattivi'', ma in seguito il suo ruolo si rivelerà sotto tutt'altra luce, mostrandone le debolezze, la complessità, ed anche la sua nobiltà. Altro personaggio secondario fondamentale è Moo-Cheol. E' il mio personaggio preferito. Interpreta fin dall'inizio il ruolo del cattivo senz'anima, minacciando Oh Soo di morte se questi non restituisce il 'presunto' debito. Moo-Cheol sarà fondamentale in tutto il drama, sembrerà sempre andare contro Oh Soo, ma pian piano si rivelerà essere esattamente come Oh Soo: si scoprirà il legame che lega questi due uomini, e il perché delle loro sofferenza. Allo stresso modo, tutti gli altri personaggi riveleranno aspetti diversi man mano che la storia prosegue. E' un drama sulla verità dei caratteri: ognuno finge di essere qualcuno che non è, ognuno nasconde il proprio vero io per paura o per vergogna, e la storia non farà altro che far cadere una maschera per volta.  


La storia è davvero avvincente ed entusiasmante. Ogni episodio è ricco di suspance, di mistero, di intrighi, insomma lascia con il fiato sospeso. E' stato uno dei drama più avvincenti che abbia mai visto. Unica cosa che mi è dispiaciuta è il finale: troppo frettoloso e troppo confuso, avrei preferito che venissero chiariti più punti, ma forse questa vaghezza di dettagli, questo lasciare alla nostra immaginazione, forse proprio questo dà maggiore risalto al finale. In ogni modo, That Winter è da vedere assolutamente!

martedì 9 aprile 2013

Bushi no Kakeibo

Guardare film storici è davvero fantastico, ma spesso risulta difficile cercare di capire realmente cosa succede quando si ignorano le tradizioni o il contesto storico-politico. L'altro giorno, però, ho visto questo film bellissimo: è un film sui samurai ma non c'è neanche una sola scena d'azione, l'unica arma è il soroban, un abaco cinese importato in Giappone nel 1600, strumento considerato di grande importanza anche oggi.

soroban

Titolo: Abacus and Sword
Titolo originale: Bushi no Kakeibo (武士の家計簿)
Regia: Morita Yoshimitsu
Sceneggiatura: Isoda Michifumi (romanzo), Kashiwada Michio
Nelle sale: 4 dicembre 2010
Durata: 129min.
Paese: Giappone
Genere: storico, drama

CAST
Masato Sakai - Naoyuki Inoshiyama
Yukie Nakama - Koma Inoshiyama
Keiko Matsuzaka - Tsune Inoshiyama
Masahiko Nishimura - Yosohachi Nishihisashi
Mitsuko Kusabue - Obabasama
Masatoshi Nakamura - Nobuyuki Inoshiyama
Kaito Oyami - Naokichi Inoshiyama

Il film è basato sul diario anonimo di un commercialista che aveva lavorato per il clan Kago nell'epoca Edo (1603-1868), durante la fine dello shogunato Tokugowa. Naokichi, nona generazione della famiglia Inoshiyama, ci racconta la storia della sua famiglia di samurai in cui si tramanda, di padre in figlio, l'arte del soroban (simile all'abaco, utilizzato per i calcoli) e dell'azan (calcolo mentale). Naoyuki (Masato Sakai), ottava generazione della famiglia Inoshiyama, è un matematico di talento e utilizza il soroban con estrema abilità. La famiglia Inoshiyama lavora da diverse generazioni per il clan Kago. Nella revisione dei registri contabili Naoyuki scopre delle gravi incongruenze nelle forniture di riso destinate ai poveri. Sebbene il suo lavoro sia solo quello di far combaciare i numeri (ed insabbiare, quindi, le ruberie altrui) Naoyuki non riesce a sopportare errori di calcolo così, personalmente, si mette ad indagare riguardo le forniture di riso. Questo lo porterà a veder riconoscere il suo grande talento e ad occupare un ruolo di prestigio per il clan anche se in un momento politico ed economico non troppo felice. Intanto Naoyuki prende in moglie la bella Koma (Yukie Nakama) e succede al padre nel ruolo di capofamiglia. Nell'occuparsi delle finanze della famiglia scopre che per molto tempo è stato speso più di quanto fosse possibile e per questo motivo la famiglia si era indebitata. Naoyuki, per non abbandonare la loro casa per una residenza più modesta, riesce a convincere la famiglia a risparmiare. Dopo aver venduto tutto ciò che non era di uso strettamente necessario, Naoyuki decide di tenere un registro finanziario delle spese domestiche giornaliere e di iniziare il figlio all'arte del soroban, a cui affida, nonostante la giovanissima età, anche la gestione del denaro. E' un compito di grande responsabilità per Naoyuki che è ancora bambino. Iniziano qui le prime incomprensioni tra i due: il padre lo educa con severità per prepararlo alla vita, il figlio vede questa severità come un mero esercizio matematico, un calcolo infinito che distoglie dalla realtà. I due arriveranno ad un punto di rottura definitivo quando, in seguito agli episodi che segnano la fine dello shogunato, Naoyuki si arruola nelle nuove milizie. Grazie alla sua conoscenza dell'arte del soroban, arte considerata comunque di alto prestigio, Naoyuki diventerà un altissimo ufficiale dell'esercito imperiale.


E' un film da vedere assolutamente. Naoyuki è un uomo pratico e metodico. Il soroban non è solamente uno strumento per lui, è come una seconda pelle. E' così meticoloso e dedito al suo lavoro che viene definito "soroban-baka". Per le famiglie di  samurai-contabili questo strumento in questione diviene più importante della spada, anima dei samurai, tanto che il padre di Naoyuki la vende ad un mercante nel tentativo di aiutare il figlio a sanare i debiti contratti. Koma, invece, assume il ruolo di moglie e madre con grande impegno, è un continuo supporto per i figli e per il marito ed è emblema della forza, del coraggio, della dignità delle donne nella società asiatica. Naoyuki, invece, non è semplicemente un figlio che si ribella agli insegnamenti del padre; è piuttosto il figlio di un'età in transizione, di un periodo di profonde trasformazioni, che cerca di adattare l'insegnamento paterno al nuovo scenario politico-sociale. La scena finale del figlio che reca sulle spalle il padre, come quest'ultimo aveva portato il figlio a sua volta quando era ancora un bambino, è segno che il passato è un tassello fondamentale del presente, che non può esserci futuro senza passato, perché la tradizione è parte di noi ed è parte del cambiamento, ed in Giappone, dove il vecchio si lega con il nuovo, e dove il nuovo celebra sempre con amore e rispetto il vecchio, questo è un insegnamento di grande importanza.

Sembra che Masato Sakai abbia preso lezioni di soroban per poter meglio interpretare il ruolo di Naoyuki

domenica 7 aprile 2013

Legal High

La prima cosa che ho pensato dopo aver visto questo drama è stata: "ma perchè non l'ho visto prima?"... E' un drama assolutamente divertente e coinvolgente! Masato Sakai è un attore dai mille talenti, senza dubbio, ed  è impossibile non innamorarsi del personaggio da lui interpretato.


Titolo: Legal High
Titolo originale: リーガル・ハイ (Rigaru Hai)
Regia: Junichi Ishikawa, Hidenori Joho
Sceneggiatura: Ryota Kosawa
Rete: FujiTV
Episodi: 11
Periodo: Aprile-Giugno 2012
Paese: Giappone
Genere: commedia, legal drama

CAST
Masato Sakai- Komikado Kensuke
Aragaki Yui - Mayuzumi Machiko
Kotaro Satomi - Hattori
Katsuhisa Namase - Miki
Junnosuke Taguchi - Ranmaru


Komikado Kensuke (Masato Sakai) è un avvocato cinico, egocentrico, eccentrico e lunatico che ama il denaro, le donne, e vincere i processi, anche se talvolta questo richiede di giocare sporco. Komikado in questione vanta una percentuale di casi vinti in tribunale del 100%, non è stato mai sconfitto in aula e per tale ragione, Mayuzumi Machiko (Aragaki Yui), che Komikado definisce eroina asadora a buon ragione, si reca da lui per ricevere aiuto in un caso molto difficile. I due hanno stili di vita ed opinioni della giustizia contrapposte ed inconciliabili, ma lavoreranno fianco a fianco in casi assurdi e talvolta divertenti.

La nostra eroina asadora è un avvocato giovane ed inesperto. E' una donna che crede fortemente nella giustizia e si dedica al suo lavoro con passione e dedizione. Diventata avvocato per proteggere i più deboli, crede che la giustizia debba essere una conseguenza della verità, sempre necessaria ed inevitabile. Si unirà allo studio di Komikado inizialmente per imparare da lui, per diventare un avvocato freddo e cinico come il sensei, ma successivamente capirà che si può essere avvocati anche se è il cuore a guidare, che essere distaccati non è necessario, che la sincerità dei sentimenti vince sulla durezza di ogni cuore.

Komikado, invece, è fatto di tutt'altra pasta. E' un pò il dottor House giapponese: stessa lingua tagliente, stesso sarcasmo, ma niente camice e niente bastone. Guardando il drama, in ogni puntata emerge un aspetto nuovo della personalità di Komikado che non ci si aspettava. Mentre Mayazumi è proprio la tipica protagonista caparbia e un po' ingenua di tutti i drama giapponesi, Komikado è un vero rebus, che verrà lentamente svelato, rendendolo molto più vicino a noi. Se a ciò si aggiunge la buffa pettinatura dei suoi capelli, i suoi vari hobby, i suoi continui lamenti, i suoi gesti e i suoi scatti, non vi mancheranno certo le risate.



Non dimentichiamoci dei personaggi secondari di spicco, come Hattori-san, tutto fare dai mille punti di forza; Ranmaru, spia/attore-di-terzo-grado che adora mangiare; Miki-sensei, nemico di Komikado da quando quest'ultimo provocò la morte di Saori-san (non rivelo altro su Saori, perché è stato uno shock anche per me!)...

Insomma, un drama divertentissimo, ma non solo. Ridendo e scherzando, vengono toccati tasti dolenti: gli avvocati sono rappresentati come individui che non perseguono la giustizia, ma che cercano di vincere la giustizia; in aula vince chi può permettersi l'avvocato migliore, non gli innocenti. E' una visione un po' marcia della realtà, ma vicina alla realtà.


E' sicuramente uno dei migliori drama del 2012, e per la nostra gioia è stato prodotto uno Special che andrà in onda la sera del 13 Aprile di quest'anno, sempre su FujiTV. Nell'attesa, godetevi il drama.

domenica 24 marzo 2013

Bokura ga ita. Zenpen - Parte 1

Bokura ga ita (nella traduzione italiana 'noi c'eravamo') è un film (live-action) che si ispira all'omonimo manga di Yuki Obata uscito per la prima volta nel 2002, e di cui venne prodotto anche un anime nell'anno 2006. Il progetto consta di due film, usciti rispettivamente nelle sale giapponese il 17 Marzo e il 21 Aprile del 2012.

Titolo originale: 僕等がいた (Bokura ga Ita)
Paese: Giappone
Anno: 2012
Genere: romantico
Regia: Takahiro Miki
Soggetto: Yuki Obata 

CAST
Toma Ikuta - Yano Motoharu
Yuriko Yoshitaka - Nanami Takashi
Sosuke Takaoka - Masafumi Takeuchi
Yuika Motokariya - Yuri Yamamoto


Protagonisti di questa storia sono Yano e Takahashi, due giovani studenti liceali compagni di classe. Yano è un ragazzo molto popolare, amato da tutte le ragazze, bravo negli studi e nello sport, sempre spensierato e molto socievole. Takahashi, invece, è una ragazza che non brilla particolarmente negli studi, ma è una gran lavoratrice, è sempre impegnata in molte attività scolastiche, è solare e molto dolce.
Tra una una lezione e l'altra i due ragazzi iniziano a conoscersi meglio, e noi a conoscere loro. Yano è l'opposto di come appare: è un ragazzo insicuro e triste. Crede che la madre lo abbia avuto solo per poter fare un dispetto all'amante, che aveva già moglie e nessuna intenzione di lasciarla. Il rapporto con la fidanzata, Nana-san, riprende per certi versi le dinamiche familiari: Nana-san ha un altro ragazzo, e non ha nessuna intenzione di lasciarlo. Nana-san, però, muore drammaticamente in un incidente stradale, e questo evento lascia un segno indelebile nel protagonista. Da una parte Yano si sente responsabile per non aver impedito a Nana-san di salire in auto il giorno in cui ha avuto l'incidente mortale; dall'altra parte, però, Yano si sente tradito e abbandonato da Nana-san, provando verso di lei molta rabbia. Yano, sentendosi tradito e abbandonato, non è in grado di fidarsi totalmente del prossimo, soprattutto delle donne. Ma la spontaneità e la sincerità di Takahashi lo faranno ricredere sull'amore e sulla fiducia. Fin dal loro primo incontro, Takahashi sente crescere in lei un sentimento puro e genuino per Yano, un amore incontrollabile, un desiderio di conoscere ogni aspetto della sua vita, e di alleviare il suo dolore. I due ragazzi inizieranno così a frequentarsi, ma il fantasma della precedente relazione di Yano sarà sempre presente, e metterà a dura prova i sentimenti di Takahashi. Ci saranno molti alti e bassi nella loro relazione, ma i due giovani riusciranno a superare ogni ostacolo che la vita gli presenta, perché riusciranno ad essere sinceri l'uno con l'altro. Ma dove può la distanza, non può l'amore. Come ogni film romantico giapponese che si rispetti, c'è una separazione: Yano è costretto a trasferirsi con la madre a Tokyo. Takahashi, che ama molto Yano, decide di impegnarsi duramente nello studio, e di lì ad un anno riuscire a farsi ammettere in una prestigiosa università di Tokyo, in modo da poter stare di nuovo insieme. Ma nonostante i progetti e i tentativi di rimanere in contatto durante la loro separazione, qualcosa va storto, la storia si complica, e i due si perdono di vista. Qui finisce la prima parte del film, ottimo preludio per la seconda parte, che è molto più densa, più profonda e più acuta.


Quello che mi è piaciuto maggiormente di questo film è stata la semplicità. Sono sempre stata del parere che più le cose sono semplici, dirette e chiare, più acquistano spessore e profondità, diventando più 'godibili'. Anche se c'è il rischio di divenire banali e il pericolo di cadere nell'errore, il non preoccuparsi di questo, il non legarsi a troppe regole per innalzare il prodotto, crea un prodotto degno di nota. Il protagonista, Yano, non ha niente di nuovo. Soprattutto nella tradizione giapponese, che sia un romanzo, un anime, un drama, un manga, un'opera teatrale, il personaggio che nasconde un passato drammatico, che cela i suoi problemi sotto una finta spensieratezza, è una sorta di cliché. Ben venga, a mio parere. Non si tratta di creare un Tipo di personaggio nuovo, ma di saper utilizzare bene gli ingredienti nella rivisitazione di un Tipo di personaggio che esiste già. Il modo in cui Yuki Obata prima, e Miki Takahiro dopo, rappresentano il dolore del protagonista, presentandolo in secondo piano, come da sottofondo alla vicenda, e non mettendolo palesemente al centro dell'opera, apre la porta al mondo dell'introspezione, che tra i banchi di scuola e i compiti in classe non risulta eccessiva, perché reale, o almeno possibilmente reale. L'unione del mondo scolastico, che è per definizione il periodo più spensierato e semplice della vita, al dolore legato a concetti di morte e abbandono, crea una prospettiva nuova nel quotidiano. In sintesi situazioni reali, personaggi umani ma profondi, trattazione chiara e semplice, il tutto insomma ha prodotto un ottimo risultato. Non chiederei di meglio, fortuna che c'è anche una seconda parte! 



Inoltre, il protagonista è interpretato da Ikuta Toma, e dopo la sua interpretazione di Yozo, il protagonista del film ispirato al Ningen Shikkaku di Osamu Dazai, non si può non amarlo :)

Ecco il trailer del film (uno dei diecimila trailer che sono usciti):