sabato 23 novembre 2013

Jude l'oscuro - Thomas Hardy

Edito da NewtonCompton
A cura di  Erberto G. Petoia
Jude Fawley è un povero ragazzo, che vive nel Wessex e che sogna di diventare uno studente universitario nella città di Christminster. Preso in casa dalla zia burbera dopo la dipartita dei genitori, Jude concilia il lavoro alla studio, dedicandosi alla lettura dei testi in greco e in latino nei  pochi momenti di libertà a casa o sul lavoro. Passo dopo passo, cerca di avvicinarsi al suo sogno, quando un giorno, tornando a casa dalla zia, incontra Arabella Donn, che con astuzia e malizia riesce a irretire il giovane Jude per niente pratico d'amore. A questo evento, che di per sé non ha nulla di atipico, si aggiunge una credenza condivisa da tutta la famiglia: i Fawley non sono persone da matrimonio; ogni unione finisce in una tragedia. E da che mondo è mondo, si sa che le credenze popolari hanno sempre un fondo di verità, e Hardy non poteva certo ignorarlo: tra il giovane Jude e la contadinella Arabella la tragedia è dietro l'angolo. Arabella convince Jude ad unirsi in matrimonio con lei con la scusa di una falsa gravidanza, e quando Jude verrà a conoscenza della verità, la separazione tra i due diventa inevitabile: Arabella parte per l'Australia con la famiglia, mentre Jude si dirige, dopo tanti sforzi, a Christminster. In questa città incontra la cugina Sue Bridehead, di cui si innamorerà a prima vista. La giovane Sue ricambia i sentimenti del cugino Jude, ma per capriccio, finisce per sposare il professor Philloston, che le garantisce una vita più agiata e la possibilità di diventare una docente. Questo matrimonio, però, è destinato anch'esso a fallire: Sue è infelice lontano da Jude. Mr. Philloston, come estremo atto d'amore per Sue, la rende libera, cosicché possa tornare da Jude e ricominciare una nuova vita con l'amante. A questo punto la vicenda dovrebbe evolversi in modo positivo, con un lieto fine, ma non è affatto così: Sue si rifiuta si sposare Jude perché il matrimonio renderebbe il loro amore un contratto, imprigionando un sentimento libero in una gabbia di consuetudini sociali. Suo malgrado, Jude accetta questa situazione, ma a lungo andare sarà proprio questa la loro rovina, che li porterà alla rottura definitiva, e alla tragedia finale.

Jude l'oscuro è un romanzo pubblicato inizialmente a puntate su un giornale nel 1895, successivamente fu edito in un volume unico nel 1896. Questo romanzo fu stroncato senza riserve dalla critica: fu ribattezzato come Jude The Obscene (Jude l'osceno), e fu bruciato pubblicamente dal vescovo di Exeter nell'anno della sua pubblicazione. Questo evento demoralizzò a tal punto Hardy che decise di  non lavorare mai più ad opere in prosa. Nella prefazione alla prima edizione, l'autore scrive: "E' un romanzo, rivolto da un uomo a un pubblico adulto, che cerca di trattare con naturalezza l'inquietudine e l'eccitazione, la derisione e il disastro che possono incalzare quando le più forti passioni umane si risvegliano, di raccontare senza giri di parole la guerra mortale ingaggiata tra la carne e lo spirito, e di mettere in rilievo la tragedia delle ambizioni non soddisfatte, e mi sembra che non ci sia nulla da obiettare al modo in cui le tematiche sono trattate." Ciò nonostante, il romanzo fu protagonista di molte polemiche e invettive. Troppo tardi si capì che Jude non voleva essere una critica all'istituzione del matrimonio, ma bensì un'opera morale.

La tematica del matrimonio è presente dall'inizio alla fine del romanzo. Da una parte la credenza che i Fawley non siano destinati al matrimonio; dall'altra il tentativo, ossessivo e disperato, di Jude di convincersi di poter continuare la sua convivenza con Sue senza unirsi in matrimonio con lei; dall'altra ancora il cinismo e la caparbietà di quest'ultima, ferma e risoluta nel non sposare Jude, considerando il matrimonio come una costrizione sociale e null'altro. Questo tema, ancora molto attuale, scatenò l'indignazione sociale, scoraggiando l'autore.

 In un proscritto del 1912 (ben sedici anni dopo la prima pubblicazione del romanzo) l'autore aggiunge: "Poiché le leggi del matrimonio sono state usate in gran parte della struttura tragica del racconto, e il suo significato generale nella vita domestica tende a dimostrare, per dirla come Diderot, che la legge civile non dovrebbe essere altro che l'enunciazione di una legge di natura (un'affermazione che va comunque presa con riserva), sono stato accusato sin dal 1895 di essere il maggior responsabile in questo paese dell'attuale stato di deterioramento del matrimonio (come ha affermato uno scrittore colto alcuni giorni fa). Non saprei. All'epoca la mia opinione, se non vado errato, era la stessa di oggi: un matrimonio si deve poter annullare non appena diventa una crudeltà per una delle due parti , perché a quel punto non è più un matrimonio, né nella sua essenza né da un punto di vista morale; ciò mi sembrava una buona base per l'intreccio di una tragedia, raccontata per presentare dei particolari che contenevano molti elementi universali, non senza la speranza che vi si potessero rilevare delle aristoteliche qualità catartiche."

Un'altra tematica forte che emerge da questa tragedia è la dura realtà del mondo accademico: nonostante i numerosi sforzi compiuti da Jude nello studio, la povertà è un muro insuperabile, che lo costringerà ad abbandonare i suoi sogni, facendolo sprofondare in uno stato di disperazione interiore. Insomma, al di là dell'intento moraleggiante dell'autore, ne emerge una durissima critica alla società, che impedisce l'amore se questo non è vincolato ad un sacramento, e nega il diritto all'istruzione in base al rango sociale (niente di nuovo, vero?). Due elementi, questi, che rendono estremamente attuale un romanzo nato alla fine del XVII secolo. 

I classici non muoiono mai. Assolutamente da leggere. Prossima tappa? Sicuramente Tess dei D'Uberville!

domenica 17 novembre 2013

1Q84 - Murakami Haruki

Al mondo non esiste persona che non possa essere sostituita. Per quanta conoscenza e capacità uno possieda, di solito c’è sempre qualcuno da qualche parte che può prenderne il posto. Se il mondo fosse pieno di persone insostituibili, ci troveremmo davvero nei guai.
Libro 1 & 2
Edito da Einaudi, 2011, pp 724
Traduttore: Giorgio Amitrano
Non è la prima volta che mi cimento nella lettura di opere di questo autore giapponese. Con Murakami è sempre una sfida nuova. Alcuni lo amano, altri lo odiano. Personalmente, invece, non posso dire di appartenere a nessuno dei due gruppi. Tra noi c'è un rapporto di amore-odio: le sue opere mi piacciono e al tempo stesso le detesto. Una volta iniziato un suo volume, per me è assolutamente impossibile smettere di leggere, o anche prendermi una pausa. Devo assolutamente terminarlo, vedere come evolve la storia, chiudere con il suo libro. C'è da dire che la trama dei suoi romanzi è fuori dal comune, è architettata con somma maestria, ti trascina dentro il libro e non puoi uscirne più. C'è da diventar matti!
Ma parliamo più specificatamente di 1Q84. E' un romanzo del 2009/2010 diviso in tre libri e pubblicato in Italia tra il 2011 e il 2012. Ambientato nella Tokyo del 1984, ogni libro (o possiamo dire anche 'capitolo') scandisce il tempo in modo assoluto e preciso: il primo libro vede gli avvenimenti svoltisi tra il mese di aprile e giugno; il secondo libro fra luglio e settembre; il terzo libro fra ottobre e dicembre. Protagonisti di questa storia sono Aomame, una donna che lavora come istruttrice in un centro sportivo elitario e che nel tempo libero esegue omicidi su richiesta, e Tengo, un insegnante di matematica che nel tempo libero scrive romanzi e spera di diventare scrittore. I primi due libri vedranno protagonisti questi due personaggi che si ritrovano, senza neanche saperlo, catapultati in un mondo parallelo al 1984, cioè 1Q84. Diversi sono gli elementi che rendono i protagonisti consci di questa 1q84: le due lune in cielo; la presenza di piccoli esseri non descrivibili chiamati Little People; la crisalide d'aria; insomma una serie di oggetti e situazioni che vengono alla luce un pò alla volta nell'arco dei tre libri e che aiutano i protagonisti (e il lettore) a prendere coscienza di essere nell'anno 1Q84. 
 
Libro 3
Edito da Einaudi, 2012, pp 408
Traduttore: Giorgio Amitrano
Il romanzo è pieno di strani personaggi, che si lasciano scoprire un pò alla volta, e che avranno dei ruoli importanti nelle vite dei protagonisti. Nonostante l'affollamento dei personaggi, la storia rimane concentrata su Aomame e Tengo (a cui l'autore affida un capitolo a testa, in modo alterno), dando spazio ad un terzo personaggio solo nel terzo libro: Ushikawa, un investigatore privato, fondamentale per l'incontro tra i due protagonisti.
Nonostante l'intricata trama (perché Murakami ha una fantasia fuori dal comune), il romanzo è una storia d'amore tra Tengo e Aomame nata fra i banchi di scuola vent'anni prima. Si tratta di un amore puro, sacro, nato tra due bambini di dieci anni, e mai più vissuto. Amore vissuto solamente come ricordo fino all'atteso incontro dopo vent'anni (e tre libri dopo). Banalizzanto, il romanzo è questo: l'incontro tra due persone che si sono amate un tempo e che nutrono ancora dei sentimenti l'uno per l'altra. A ciò si aggiunge una perfetta architettura narrativa, uno schema equilibrato e sistematico, l'inserimento di elementi atipici, fantastici, insieme ad elementi reali, di oggettiva conoscenza. In più l'accompagnamento melodico e letterario delle sue pagine (come i rimandi alla Sinfonietta di Janacek, alle pagine di Checov,...), sono un ottimo contorno per un lettore appassionato.
Quello che sto cercando di dire è che 1Q84 è un capolavoro assoluto, magnifico e magnetico, da leggere assolutamente tutto d'un fiato, ma per quanto mi riguarda, dopo la prima intensa e profonda esperienza della lettura, non lo riprenderei mai più in mano: la lettura è avvincente nel suo itinere, ma risulta troppo densa e chiassosa per un secondo approccio.
 Non poteva fuggire. Non poteva evitare in eterno di guardare le cose davanti a sé come un bambino spaventato. Conoscere la verità regala all'uomo la giusta forza. Qualunque sia la verità.

venerdì 8 novembre 2013

Le Rane - Mo Yan

Edito da Einaudi, 2013. Traduzione P. Liberati.
Curatore M. R. Masci.
Generalmente non leggo mai opere pubblicate nei giorni nostri. Quelle rare volte in cui mi sono dedicata a queste letture sono rimasta molto delusa e mi sono rinchiusa ancora di più in mezzo ai classici. Succede però che, di tanto in tanto, per un eccesso di euforia o di incoscienza, ti fiondi in libreria e acquisti qualcosa che non avresti acquistato in situazioni normali. Sarò sincera: l'unico pretesto che mi spinge ad acquistare questo genere di opere è l'assegnazione annuale del Premio Nobel per la Letteratura. Di qui l'acquisto e la (sorprendentemente piacevole) lettura de Le Rane di Mo Yan, che è stato insignito del suddetto premio nell'anno 2012.

Nato a Gaomi, quartiere nella provincia cinese dello Shandong, in una famiglia numerosa di contadini poveri, Mo Yan è diventato la voce intima e popolare di quella Cina che ancora oggi possiamo dire di conoscere solo superficialmente.

In una intervista al Corriere, Mo Yan spiega: "Anche se io scrivo partendo da vicende mie personali, in realtà racconto una generazione. Ho sempre pensato che la buona letteratura dovrebbe permettere al lettore di ritrovare se stesso nelle pagine che scorre, dovrebbe suscitare emozioni condivise. La buona letteratura consente allo scrittore di raccontare il proprio mondo emozionale di esperienze. Allo stesso tempo, rappresentando le storie e l'universo interiore delle persone comuni, è in grado di fondere universalità e particolarità. Può anche darsi che lo scrittore non se ne renda conto quando prende la penna in mano, ma è qualcosa che accade comunque. Da sé."

Le Rane. "Wa" in cinese: "wa" come bambini e "wa" come rana. Protagonista di questo romanzo è la Cina degli anni sessanta. Wan Xi, una ostetrica tra tante 'mammane' ha fatto nascere migliaia di bambini. Venerata come portatrice di vita e custode della sacralità di essa, Wan Xin diventa membro del Partito Comunista nel 1955, scelta che segnerà la vita sua e quella dei futuri nascituri di tutto il villaggio di Gaomi. Quando il Partito le chiede di mettere il suo sapere al servizio del Governo, Wan Xin, spinta da ideali di fedeltà e sperando in una grande crescita del paese, accetta la richiesta di aiuto del Partito, e si trasforma in un mostro che interrompe la Vita, in nome del programma di controllo delle nascite sostenuto dal Partito. E' un punto cruciale dell'opera, in realtà è Il Punto dell'opera, necessario alla comprensione della realtà sociale della Gaomi, e di ogni piccolo villaggio della Cina negli anni sessanta. Ciò che colpisce di questo episodio particolare, e che Mo Yan sottolinea vivacemente, è l'atteggiamento stoico di Wan Xin: lo stesso zelo, la stessa serietà, la stessa concentrazione che metteva nel far venire alla luce i bambini era ora utilizzato per lo scopo opposto, impedire la nascita di nuovi esseri. Questo è un punto fondamentale, perché sottolinea la forza del nazionalismo popolare e popolano, che non si fermava dinanzi a niente, neanche di fronte ad un abominevole delitto. E' una sorta di lavaggio del cervello su scala nazionale, a cui le vittime riusciranno a liberarsi lentamente, in modo doloroso e pericoloso: attraverso la nascita. Sarà la gioia della vita a rendere chiara la verità; sarà la sacralità della vita che risveglierà nelle donne il desiderio di libertà e di dignità. Sarà un percorso lungo e doloroso, ma con cui anche Wan Xin sarà costretta a fare i conti.

Wan Xin diventa, quindi, emblema della Storia della Cina, gettando luce sulla controversa politica delle nascite che rappresenta una cicatrice troppo vistosa per poter essere ignorata. Lo spunto del romanzo è autobiografico. Mo Yan, originario proprio di Gaomi, ha avuto una zia ginecologa a cui si è ispirato per il personaggio di Wan Xin. L'autore confessa in una intervista: "Tutti i miei romanzi, se mi guardo alle spalle, sono stati ispirati da determinate figure, da persone realmente esistite. Persone di per sé particolarmente ricche, dal carattere estremamente complesso, che hanno vissuto esperienze affascinanti [...]. Una persona come la mia vera zia, in grado di far passare per le sue mani diecimila bambini, dandogli il benvenuto al mondo, una persona come lei di per sé è già un libro ricchissimo. Scrivere di un chirurgo come lei significa naturalmente ripercorrere la storia delle nascite a partire dagli anni sessanta, in particolare toccare le alterne vicende legate al controllo delle nascite. Contemporaneamente ha compiuto anche molti interventi di aborto. Ho semplicemente percepito che questa persona una volta raggiunta la vecchiaia, deve aver provato senza dubbio molti dolori e molte contraddizioni".

Ci troviamo di fronte ad un romanzo denso e sofferto, nato da un continuo lavoro durato dieci anni, e che rappresenta anche una forma di personale espiazione dell'autore per la sua sottomissione ad una politica così irragionevole e meschina. Attraverso lo strumento del realismo magico (e non a caso l'autore è un appassionato di Faulkner), l'autore ha la libertà di fondere la verità dei ricordi all'immaginazione, in modo da poter trattare di argomenti, in modo diretto o indiretto, che, in luogo diverso e con modalità diverse, sarebbero spinose se non pericolose da prendere in esame.

E' un romanzo estremamente forte, lucido, sincero e spaventoso. Mo Yan (che letteralmente significa "senza parola"), è una voce che deve essere ascoltata, e che sicuramente non deve più mancare nella nostra libreria personale. E' stata una lettura avvincente che rifarei subito, per questo motivo lo consiglio a chiunque possa esserne interessato.