venerdì 8 novembre 2013

Le Rane - Mo Yan

Edito da Einaudi, 2013. Traduzione P. Liberati.
Curatore M. R. Masci.
Generalmente non leggo mai opere pubblicate nei giorni nostri. Quelle rare volte in cui mi sono dedicata a queste letture sono rimasta molto delusa e mi sono rinchiusa ancora di più in mezzo ai classici. Succede però che, di tanto in tanto, per un eccesso di euforia o di incoscienza, ti fiondi in libreria e acquisti qualcosa che non avresti acquistato in situazioni normali. Sarò sincera: l'unico pretesto che mi spinge ad acquistare questo genere di opere è l'assegnazione annuale del Premio Nobel per la Letteratura. Di qui l'acquisto e la (sorprendentemente piacevole) lettura de Le Rane di Mo Yan, che è stato insignito del suddetto premio nell'anno 2012.

Nato a Gaomi, quartiere nella provincia cinese dello Shandong, in una famiglia numerosa di contadini poveri, Mo Yan è diventato la voce intima e popolare di quella Cina che ancora oggi possiamo dire di conoscere solo superficialmente.

In una intervista al Corriere, Mo Yan spiega: "Anche se io scrivo partendo da vicende mie personali, in realtà racconto una generazione. Ho sempre pensato che la buona letteratura dovrebbe permettere al lettore di ritrovare se stesso nelle pagine che scorre, dovrebbe suscitare emozioni condivise. La buona letteratura consente allo scrittore di raccontare il proprio mondo emozionale di esperienze. Allo stesso tempo, rappresentando le storie e l'universo interiore delle persone comuni, è in grado di fondere universalità e particolarità. Può anche darsi che lo scrittore non se ne renda conto quando prende la penna in mano, ma è qualcosa che accade comunque. Da sé."

Le Rane. "Wa" in cinese: "wa" come bambini e "wa" come rana. Protagonista di questo romanzo è la Cina degli anni sessanta. Wan Xi, una ostetrica tra tante 'mammane' ha fatto nascere migliaia di bambini. Venerata come portatrice di vita e custode della sacralità di essa, Wan Xin diventa membro del Partito Comunista nel 1955, scelta che segnerà la vita sua e quella dei futuri nascituri di tutto il villaggio di Gaomi. Quando il Partito le chiede di mettere il suo sapere al servizio del Governo, Wan Xin, spinta da ideali di fedeltà e sperando in una grande crescita del paese, accetta la richiesta di aiuto del Partito, e si trasforma in un mostro che interrompe la Vita, in nome del programma di controllo delle nascite sostenuto dal Partito. E' un punto cruciale dell'opera, in realtà è Il Punto dell'opera, necessario alla comprensione della realtà sociale della Gaomi, e di ogni piccolo villaggio della Cina negli anni sessanta. Ciò che colpisce di questo episodio particolare, e che Mo Yan sottolinea vivacemente, è l'atteggiamento stoico di Wan Xin: lo stesso zelo, la stessa serietà, la stessa concentrazione che metteva nel far venire alla luce i bambini era ora utilizzato per lo scopo opposto, impedire la nascita di nuovi esseri. Questo è un punto fondamentale, perché sottolinea la forza del nazionalismo popolare e popolano, che non si fermava dinanzi a niente, neanche di fronte ad un abominevole delitto. E' una sorta di lavaggio del cervello su scala nazionale, a cui le vittime riusciranno a liberarsi lentamente, in modo doloroso e pericoloso: attraverso la nascita. Sarà la gioia della vita a rendere chiara la verità; sarà la sacralità della vita che risveglierà nelle donne il desiderio di libertà e di dignità. Sarà un percorso lungo e doloroso, ma con cui anche Wan Xin sarà costretta a fare i conti.

Wan Xin diventa, quindi, emblema della Storia della Cina, gettando luce sulla controversa politica delle nascite che rappresenta una cicatrice troppo vistosa per poter essere ignorata. Lo spunto del romanzo è autobiografico. Mo Yan, originario proprio di Gaomi, ha avuto una zia ginecologa a cui si è ispirato per il personaggio di Wan Xin. L'autore confessa in una intervista: "Tutti i miei romanzi, se mi guardo alle spalle, sono stati ispirati da determinate figure, da persone realmente esistite. Persone di per sé particolarmente ricche, dal carattere estremamente complesso, che hanno vissuto esperienze affascinanti [...]. Una persona come la mia vera zia, in grado di far passare per le sue mani diecimila bambini, dandogli il benvenuto al mondo, una persona come lei di per sé è già un libro ricchissimo. Scrivere di un chirurgo come lei significa naturalmente ripercorrere la storia delle nascite a partire dagli anni sessanta, in particolare toccare le alterne vicende legate al controllo delle nascite. Contemporaneamente ha compiuto anche molti interventi di aborto. Ho semplicemente percepito che questa persona una volta raggiunta la vecchiaia, deve aver provato senza dubbio molti dolori e molte contraddizioni".

Ci troviamo di fronte ad un romanzo denso e sofferto, nato da un continuo lavoro durato dieci anni, e che rappresenta anche una forma di personale espiazione dell'autore per la sua sottomissione ad una politica così irragionevole e meschina. Attraverso lo strumento del realismo magico (e non a caso l'autore è un appassionato di Faulkner), l'autore ha la libertà di fondere la verità dei ricordi all'immaginazione, in modo da poter trattare di argomenti, in modo diretto o indiretto, che, in luogo diverso e con modalità diverse, sarebbero spinose se non pericolose da prendere in esame.

E' un romanzo estremamente forte, lucido, sincero e spaventoso. Mo Yan (che letteralmente significa "senza parola"), è una voce che deve essere ascoltata, e che sicuramente non deve più mancare nella nostra libreria personale. E' stata una lettura avvincente che rifarei subito, per questo motivo lo consiglio a chiunque possa esserne interessato.

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