sabato 21 giugno 2014

I 100 libri del XX secolo.

Una verità indiscutibile su di me è che amo le liste: di qualsiasi natura o variante (semplici liste, top 5, top 10...), per qualsiasi argomento o categorie, ottime come linee guida o suggerimenti. Insomma, quando non stilo delle personalissime liste, mi informo sulle liste già esistenti, e quelle che riguardano i libri sono di sicuro tra le mie preferite.

Oggi condividerò qui una delle ultime liste scoperte (ahimè un po' in ritardo direi...): 

I cento libri del XX secolo

Questa lista (datata 1999) è il risultato di un sondaggio realizzato dal quotidiano francese Le Monde con la collaborazione della catena degli store Fnac presenti su tutto il territorio francese. 

Alla domanda "Quali libri sono rimasti nella vostra memoria?", i cento libri seguenti sono stati quelli maggiormente nominati, quindi maggiormente amati ed apprezzati dai francesi.

domenica 15 giugno 2014

ESTRATTI #1

Stavo pensando. C'è un gran parlare dei libri, sui libri, riguardo ai libri, che talvolta si dimenticano i libri. E visto che non c'è nessuno che possa cogliere la bellezza e la profondità di un libro a pari livello del libro stesso, mi limiterò, talvolta, a trascrivere qualche pagina di qualche romanzo che mi ha travolto e tolto il fiato, nella speranza che queste pagine, più che le mie parole, vi incuriosiscano e vi spingano alla scoperta di un romanzo che non conoscete o alla riscoperta di un romanzo letto ed amato magari tanti anni fa. 

Cristo si è fermato a Eboli - CARLO LEVI

 Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell'altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.
- Noi non siamo cristiani, - essi dicono, - Cristo si è fermato a Eboli -. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l'espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall'orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto piú profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l'anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.

giovedì 5 giugno 2014

Curarsi con i libri - BERTHOUD & ELDERKIN

"Questo libro è un manuale di medicina - con qualche differenza.
Prima di tutto non discrimina tra i dolori del corpo e i dolori del cuore; in queste pagine si potrà trovare la cura per un cuore spezzato come per una gamba rotta. O una consolazione per certe situazioni difficili nelle quali potreste trovarvi come traslocare, perdere l'aereo o vivere una crisi di mezza età. Non mancano le peggiori sfide della vita, come la perdita di una persona cara o il ritrovarsi, a un tratto, a crescere un figlio da soli. Se avete il singhiozzo o i postumi di una sbornia, paura di impegnarsi o di aver perduto il senso dell'umorismo, anche questi per noi sono disturbi, e meritano di essere curati. 
C'è un'altra differenza, tuttavia. I farmaci che prescriviamo non si trovano in farmacia, quanto in libreria, in biblioteca, oppure sul proprio lettore e-book. Siamo biblioterapiste, e i libri sono i nostri ferri del mestiere. La nostra farmacopea include balsami balzachiani, lacci emostatici tolstoiani, pomate di Saramago e purghe di Perec e Proust. Per compilarla abbiamo spulciato duemila anni di letteratura in cerca delle menti più brillanti e delle letture più ricostituenti, da Apuleio, che nel II secolo scrisse L'asino d'oro, ai tonaci contemporanei di Ali Smith e Jonathan Franzen. 
La biblioterapia è diffusa, sotto forma di libri di auto-aiuto, da alcuni decenni. Gli amanti della letteratura, tuttavia, utilizzano i romanzi come rimedio - più o meno consapevolmente - da secoli. La prossima volta che sentirete il bisogno di tirarvi su - o vi serve una mano per sbrogliare una matassa emotiva - ricorrete a un romanzo. La nostra fiducia nell'efficacia della narrativa come la forma migliore e più pura di biblioterapia si basa sulla nostra esperienza con i paziente ed è corroborata da una valanga di aneddoti. A volte è la storia che affascina; a volte il ritmo della prosa che lavora sulla psiche, calmandola o stimolandola. A volte un pensiero o un atteggiamento suggerito da un personaggio che si trova invischiato in un dilemma simile. In qualsiasi caso i romanzi hanno il potere di trasportarci in un'altra esistenza, e farci guardare il mondo da un altro punto di vista. Quando siamo immersi in una storia, e non riusciamo a staccarci dalla pagina, vediamo quello che un personaggio vede, tocchiamo quello che un personaggio tocca, impariamo quello che un personaggio impara. Possiamo credere di starcene seduti sul divano nel salotto di casa, ma la parte più importante di noi - i nostri pensieri, i nostri senti, il nostro spirito - è altrove. "Leggere uno scrittore, per me, non è solo avere un'idea di quello che dice, ma anche partire con lui e viaggiare in sua compagnia" disse André Gide. Nessuno torna da un simile viaggio come la stessa persona.
Qualunque sia il vostro disturbo, la nostra ricetta è semplice: un romanzo (o più d'uno) da leggere a intervalli regolari. Alcuni trattamenti porteranno a una completa guarigione. Altri invece vi porteranno semplicemente conforto, dimostrandovi che non siete soli. Ma tutti, alla fine, offriranno un temporaneo sollievo dai sintomi, grazie al potere di distrarre e trasportare della letteratura. A volte il rimedio è più efficace se assunto come audiolibro, o letto a voce alta con una persona amica. Come per ogni medicina, il trattamento deve essere sempre concluso, per ottenere i migliori risultati [...].
Vi auguriamo ogni felicità con le nostre ingessature e i nostri cataplasmi letterari. Grazie a loro sarete più sani e più saggi - e degli amici migliori. Vivere senza letteratura significa perdere l'occasione di vivere arricchendosi delle lezioni di coloro che hanno percorso questa via prima di noi."

L'introduzione qui riportata al volume Curarsi con i libri, firmato Ella Berthoud e Susan Elderkin, illustra perfettamente il contenuto e la finalità di questo prontuario medico di ultima generazione: ottima alternativa alla medicina tradizionale, all'omeopatia e ai pomeriggi passati tra le coperte a consolarsi con gelato e cioccolato, il volume in questione prende in esame disturbi di ogni genere, situazioni di tipo diverso e distribuisce consigli per ogni evenienza. Dall'essere depressi all'essere al verde, dalla morte di una persona cara alla rottura di un'amicizia, dalla depressione alla felicità, passando per consigli in merito alla calvizie, alla cena bruciata, alla dipendenza da gioco d'azzardo, fino alla paura di volare. Insomma, qualsiasi cosa vi serve, di qualsiasi cosa soffriate, troverete sicuramente la cura in questo (ormai indispensabile) volume.

Per chi acquista il libro senza soffrire di particolari paturnie o limitazioni psico-fisiche, le due autrici suggeriscono una serie di TOP 10 per diversi stadi per la vita, come dieci migliori romanzi da leggere sull'amaca, i dieci migliori romanzi per ventenni, per trentenni, perfino per chi ha più di cento anni; i dieci migliori romanzi per sembrare colti, i dieci migliori romanzi per adolescenti... Insomma, a chi non piacciono le Top Ten? Io personalmente ne vado pazza!!

I DIECI MIGLIORI ROMANZI DA LEGGERE SU UN TRENO
Assassinio sull'Orient Express, Agatha Christie
La grande rapina al treno, Michael Crichton
Il treno d'Istanbul, Graham Greene
Sconosciuti in treno, Patricia Highsmith
Treni strettamente sorvegliati, Bohumil Hrabal
Un uomo di passaggio, Ben Lerner
I figli della ferrovia, Edith Nesbit
Pastorale americana, Philip Roth
L'uomo che guardava passare i treni, Georges Simenon
Chi ha ucciso Palomino Molero, Mario Vergas Llosa

I DIECI MIGLIORI ROMANZI PER SUPERARE UNA CRISI DI ASTINENZA
Viaggio al termine della notte, Louis-Ferdinand Céline
Figlio di un preservativo bucato, Howard Cruse
Ragtime, E. L. Doctorow
Chiedi alla polvere, John Fante
Oblomov, Ivan Goncarov
Meridiano di sangue, Cormac McCarthy
Memoriale del convento, José Saramago
La nausea, Jean-Paul Sartre
Gomorra, Roberto Saviano
Il consiglio d'Egitto, Leonardo Sciascia
 
I DIECI MIGLIORI ROMANZI CHE VI FARANNO PIANGERE
La ragazza di Bube, Carlo Cassola
L'amore ai tempi del colera, Gabriel Garcia Marquez
La ciociara, Alberto Moravia
Un giorno, David Nicholls
Gli addii, Juan Carlos Onetti
Ragazzi di vita, Pier Paolo Pasolini
Il dottor Zivago, Boris Pasternak
Cyrano de Bergerac, Edmond Rostand
Il postino di Neruda, Antonio Skarmeta
La scelta di Sophie, William Styron

Le due autrici aggiungono inoltre dei consigli per curare alcuni disturbi legati alla lettura come ad esempio l'essere troppo occupati per leggere, la paura di finire un libro, l'essere scoraggiati dalle dimensioni di un libro, o vergognarsi delle proprie letture: per ogni problema le nostre nuove biblioterapiste ci consigliano come eliminare il problema e godere appieno del momento della lettura.

Ora vi ho definitivamente convinti, vero? Correrete ad acquistare subito questo preziosissimo ed indispensabile volume, vero? Vi giustificate dicendo che non è l'ennesimo romanzo o l'ennesima raccolta di racconti, ma un volume che vi salverà ripetutamente la vita come un bypass coronarico, vero?
Se anche voi, come me, avete già acquistato questo volume, o state già sulla soglia di casa pronti per uscire ad acquistarlo, probabilmente avete la tendenza ad accumulare libri, più di quanti riusciate a leggerne... Niente paura! Le nostre biblioterapiste hanno pensato anche a questo!!

DISTURBI DELLA LETTURA: 
Acquisto di libri, compulsivo
CURA:
Investire in un lettore di e-book e/o dedicare uno scaffale ai "Libri in lettura"

Li conosciamo quelli come voi. Amate tanto guardare e toccare i libri che ambite a possederli. Vi basta entrare in una libreria per essere punti dal desiderio. Il vostro più grande piacere nella vita è portare a casa dei libri nuovi e riporli sui vostri scaffali immacolati. Fate un passo indietro per ammirarli, e vi domandate come sarà dopo averli letti - poi vi allontanate, e fate qualcos'altro. Investite in un lettore di e-book. Riducendo un libro alle parole che lo compongono - senza poter mostrare agli altri una copertina elegante, o il nome dell'autore, alla moda o semisconosciuto - scoprirete presto se davvero avete voglia di leggere quel libro o volete solo possederlo.[...]Se un lettore di e-book non fa per voi, scegliete uno scaffale e destinatelo ai "Libri in lettura". Dovrebbe trovarsi vicino al letto, o vicino a dove leggete di solito, e ospiterà la mezza dozzina di libri ai primi posti della vostra lista. Avvicendateli rapidamente. La regola numero uno sarà che potrete acquistare un libro nuovo solo quando uno degli altri sullo scaffale speciale è stato letto e rimesso a posto sugli scaffali normali. La regola numero due sarà che dovrete leggere i libri sullo scaffale speciale nell'ordine in cui ce li avete messi, più o meno. La regola numero tre sarà che se uno qualsiasi dei libri perde il turno più di una volta a favore di un altro, o rimane sullo scaffale speciale oltre i quattro mesi, quel libro lo regalerete a un amico o lo date in beneficenza.Non barate, ed entro un anno sarete guariti.

***

Cosa dite? Questo sarà il vostro ultimo acquisto? Dopo questo non acquisterete più? Sì, anche io. Assolutamente!

domenica 30 marzo 2014

Book Haul del mese di Marzo

NICK HORNBY - Non buttiamoci giù
Nick Hornby è un autore che mi incuriosiva da un po'. Ho visto il film About a boy ispirato al suo romanzo e mi è piaciuto un sacco (ora sto seguendo anche la sit-com americana), ma non volevo iniziare da Alta fedeltà. La trama di Non buttiamoci giù mi piaceva parecchio così l'ho acquistato. Letto e amato! Tra l'altro finisco di leggere il libro e becco in tv il trailer del film che ne è stato tratto: meglio di così si muore...




ELSA MORANTE - L'isola di Arturo

Autrice che mi è sempre piaciuta da impazzire. Ho letto alcuni suoi racconti, ma per un motivo o per un altro non ho mai letto i suoi romanzi. Inizierò dal L'isola di Arturo che, tra i suoi romanzi, è quello che ha avuto maggiore fortuna








DONNA TARTT - Dio di illusioni
La Tartt è stata inserita tra i libri più belli del 2013 dal New York Times grazie al suo ultimo lavoro The Goldfinch. Io non conoscevo affatto quest'autrice, ma da quest'anno mi sto interessando agli autori contemporanei (mi sono fossilizzata sui classici per troppo tempo, è ora di allargare i propri orizzonti), quindi ho deciso di fidarmi del New York Times e acquistare Dio di illusioni, cercando così di conoscere bene l'autrice prima di cimentarmi con The Goldfinch.






BORIS VIAN - La schiuma dei giorni
Letto e amato subito. Ne ho parlato qui. Vian è diventato da subito un autore che adoro, quindi sicuramente leggerò molto altro.








MARK HELPRIN - Storia d'inverno 
Non è propriamente un mio acquisto. Lo ha comprato mia madre, ma dopo un centinaio di pagine ha capito che con lei non ingranava e lo ha passato a me. Ad essere sincera mi ha fatto molto piacere, perché ero curiosa di vedere il film, ma avendo ora il romanzo, me lo gusterò molto di più. Se poi il romanzo risponderà ai miei gusti, non mancherò di vedere anche il film.




DANIEL PENNAC - Come un romanzo
Secondo mio incontro con Pennac. Avevo conosciuto quest'autore con il Diario di scuola, e la sua prosa mi era piaciuta molto. Sembrava davvero che un professore di scuola stesse confessando le sue esperienze ai suoi alunni, in classe, con estrema umiltà, con intimità. Mi era piaciuto molto (parliamo di anni fa, comunque), quindi ho deciso di riprendere Pennac con un altro saggio. L'ho letto subito e, che dire, l'ho amato di nuovo. Ora sono pronta a cimentarmi con un suo romanzo, e credo proprio che non mi deluderà.



JOHN WILLIAMS - Stoner
Caso letterario vero e proprio. Lo sto leggendo in questi giorni, ma posso dire di amarlo già. Lo consiglio assolutamente a tutti.

domenica 16 marzo 2014

La schiuma dei giorni di Boris Vian

Un surrealista tragico come Boris Vian


L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse siano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere seguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi. La sua realizzazione materiale in senso stretto consiste essenzialmente in una proiezione della realtà, in un’atmosfera obliqua e surriscaldata, su un piano di riferimento irregolarmente ondulato e un poco distorto. Come si vede, è una tecnica confessabile, ammesso che ce ne siano.
Questa premessa, datata 10 marzo 1946, che apre il volume, ci dà già un’idea piuttosto precisa della realtà visionaria e precaria che caratterizza il mondo di Vian. 
Artista eclettico dai numerosi talenti, Boris Vian, nella sua breve vita, si è sempre diviso tra le sue due grandi passioni: la letteratura e la musica jazz. Autore di circa cinquecento canzoni, ballerino, cantante, ingegnere, traduttore e romanziere, Boris Vian non conoscerà il grande successo e la fortuna che lo ha arriso solo dopo la sua prematura morte.

Il romanzo surrealista La schiuma dei giorni, pubblicato per la prima volta nel 1947, non ebbe il successo sperato e meritato. Bisognerà attendere la fine degli anni Sessanta per (ri)scoprire questo capolavoro della letteratura francese. 
Secondo l’amico Raymond Queneau, che ebbe modo di leggere il manoscritto, La schiuma dei giorni è il più straziante romanzo d’amore contemporaneo. E’ difatti una storia d’amore che nasce e si sviluppa in un mondo magico e sublime, ma che inizia subito ad appassire precocemente e in modo inevitabile. Colin, un giovane aristocratico, simpatico, generoso e dai modi garbati, si innamora di Chloé un istante dopo averla conosciuta ad una festa insieme al suo migliore amico Chick, un ingegnere ossessionato dalle opere di Jean-Sol Partre, Alise, fidanzata di Chick, e Nicolas, cuoco tuttofare e amico affidabile di Colin.

domenica 2 febbraio 2014

Penna o pennello per raccontare le storie di Buzzati

Il fatto è questo: io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o che scriva, io proseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare delle storie.

A tutti coloro che credevano che la pittura fosse solo un passatempo, Dino Buzzati risponde che è la pittura la sua vera vocazione. Buzzati è, innanzitutto, un artista del pennello, un pittore.

Ormai ben noto e apprezzato come scrittore e giornalista, Buzzati, che aveva iniziato a dipingere in età giovanissima, mostrerà all'Italia la sua arte solamente sulla soglia dei cinquantadue anni, cosa che ha reso piuttosto difficile ammirare la sua arte senza pregiudizi. 

Il volume Storie Dipinte (titolo utilizzato anche per la prima mostra personale di Buzzati tenuta a Milano nel 1958) è una raccolta di 53 dipinti narrativi: sono dipinti caratterizzati dall'accompagnamento di un testo narrativo, oppure dipinti che hanno in sé già delle sezioni narrative. Non sono delle semplici immagini, ma sono delle tavole che hanno una storia da raccontare, proprio come i suoi romanzi, i suoi racconti, i suoi articoli.

Nel racconto dipinto Lasciapassare, Buzzati spiega le ragioni che lo hanno spinto a dipingere: per lui scrivere o dipingere sono due strumenti che hanno lo stesso fine, ovvero raccontare delle storie, penna o pennello poco importa.

Scrivere e dipingere secondo me sono la stessa faccenda. E' sempre letteratura. Si racconta qualcosa con la penna, e si racconta qualcosa coi pennelli. E' uguale. Io, sulle tele, faccio anche cronaca.

Quello che sorprende maggiormente è il carattere narrativo dei suoi quadri. Talvolta i quadri sono accompagnati da didascalie: questi brevi testi non sono assolutamente una spiegazione del dipinto, ma sono una parte da cui il dipinto non può prescindere perché suggerisce elementi, indizi, retroscena, particolari punti di vista...

In una intervista Buzzati disse: Io nei quadri ci metto anche le parole e i critici dicono "Sì, divertente, le parole", e invece le parole sono parte integrante, sono nel quadro perché ci devono stare. 

Osservando i dipinti è facile ritrovare temi già presenti in romanzi e racconti: l'attesa, il tempo, la fantasia, il mistero, l'amore...

Inoltre la casa editrice Mondadori, che detiene i diritti d'autore sulle opere di Buzzati, ha avuto la geniale idea di usare i suoi più famosi dipinti come cover dei singoli volumi, quindi se anche non avete mai acquistato questo volume, molte delle sue tavole vi sono già ampiamente note.
Il dipinto più famoso è sicuramente Piazza del Duomo di Milano (1952), cover del volume Sessanta racconti, ma voglio ricordare anche Toc, toc (1957), cover del volume Cronache terresti; Il Babau (1967), cover del volume Paura alla Scala, che sono tra i miei dipinti preferiti.




Poema a fumetti è, invece, la massima espressione artistica e letteraria della poetica di Buzzati. Uscito nel 1969, Poema a fumetti è la rilettura in chiave moderna del mito di Orfeo ed Euridice, attraverso circa 208 tavole, accompagnate da brevi testi in stile fumetto. 

Buzzati, però, reinterpreta liberamente il mito classico, dandogli non solo una forma moderna, richiamandosi allo stile Pop Art, ma anche immergendo la vicenda in un clima hippy degli anni Sessanta: Orfeo è diventato Orfi, un giovane cantante che si mette alla ricerca della defunta Eura, molto più saggia della parente Eurudice.

In questa opera, come già nei precedenti dipinti, si ritrovano tutti i temi cari a Buzzati, come la vita e la morte, la realtà e la finzione, il tempo... Ma è anche un libro che ne richiama altri dal punti di vista visivo: ritroviamo scene e personaggi già conosciuti nelle Storie dipinte, e non solo... Molto è il materiale che ha ispirato l'autore e da cui ha attinto: in un caleidoscopio di fonti, ad ogni visione/lettura si scopre un riferimento nuovo. Emergono, però, a prima vista, gli elementi più cari, come il fantastico, la Pop Art, il surrealismo, il fumetto (pare che andasse particolarmente pazzo per Diabolik).

E' un volume atipico, una storia che torna alla tematica della morte quasi con crudeltà. Non c'è niente di dolce, di umano, di sereno. La morte appare come la condanna ad una esistenza grigia. Fuggire è impossibile. Eura ci dà un grande insegnamento: la morte è cara perché ci ricorda quanto sia preziosa la vita. Ma una volta arrivato il momento, tutti dobbiamo andarcene. Poema a fumetti si rivela, allora, come un meraviglioso inno alla vita attraverso il ritratto della morte.


domenica 26 gennaio 2014

Si diventa lebbrosi come si diventa tiranni: ereditarietà o contagio


1947: data da ricordare. E' l'anno in cui viene istituito per la prima volta il Premio Strega, un riconoscimento letterario che viene assegnato all'opera italiana pubblicata tra l'aprile del precedente anno e il marzo dell'anno corrente che si è particolarmente distinta.

Il primo romanzo che ha vinto il premio è stato Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. Assegnazione interessante, considerando che è stato l'unico romanzo che Flaiano abbia mai scritto. In considerazione di ciò, mi è venuta una voglia matta di conoscere il valore del primo premio strega, così ho acquistato il volume e l'ho letto tutto d'un fiato. Devo dire: capolavoro assoluto (almeno per quanto riguarda me e i miei gusti)!!! E' un romanzo che ti trascina in un mondo fantastico ma reale, sublime, tragico ma comico al tempo stesso.
E' la storia di un ufficiale che si trova in Africa e che per una serie di peripezie vede il suo destino e la sua vita prendere una piega decisamente inaspettata. Di guerra, in tutto il romanzo, non c'è traccia, perché Flaiano utilizza l'ambientazione in Africa in modo surreale: è un luogo lontano da noi, ancora immerso nella natura, lontano dalla leggi civili e dalle consuetudini del nostro paese. Questa ambientazione un po' magica è fondamentale per la storia, perché aiuta l'autore, così come il lettore, ad allontanarsi dal ''mondo'' e a costruire una storia dai tratti tragicomici.

Il nostro protagonista, a causa di un mal di denti (mal di denti che ritroviamo in molte opere di letteratura e che assume sempre la parte del personaggio cattivo, causando un bel po' di action) prende quattro giorni di permesso per recarsi da un dentista. L'incipit ci presenta già l'andamento di tutto il romanzo: ad un banale mal di denti, susseguono una serie di cattivi episodi per porteranno, tragicamente, il protagonista a compiere sempre scelte sbagliate. Il camion che lo deve condurre nella vicina città di A. per farsi estratte un dente si capovolge; si unisce ad una donna del luogo che, senza saperlo, è affetta da lebbra; contrae la malattia; uccide (involontariamente) la donna; scopre di aver contratto la malattia e cerca di uccidere il medico; ottenuta la licenza di un mese non salpa per paura di essere arrestato; dopo più di un mese torna nel suo accampamento per costituirsi e scopre che nessuno l'aveva denunciato e l'unica colpa di cui si è macchiato, ai loro occhi, è l'aver disertato. In sintesi è questa la trama del romanzo.

Di guerra non c'è traccia in tutto il romanzo, perché Flaiano (che pure aveva partecipato alla campagna in Etiopia del 1936) non cerca di fare la cronaca di una guerra, ma si serve dell'ambientazione storica, trasformandola in chiave surreale, per narrare la vicenda psicologica di un ufficiale, un uomo qualsiasi, un militare tra gli altri militari, e di sottolineare l'importanza che l'errore e la fatalità hanno giocato sulla sua vicenda. E' la storia di un anti-eroe che, spinto da un banale mal di denti, si troverà a commettere e a fallire omicidi, in un turbine di eventi guidati dalla sorte, dagli equivoci, dall'incostanza di pensiero...
Emerge la tematica dell'errore, della vita intesa come una catena di sbagli, casuali o forse inconsciamente voluti, che si rivelano però inevitabili nella determinazione del destino, se non del proprio io. E questo ufficiale, così impotente di fronte al fato, così indeciso di fronte a se stesso, finirà vittima degli eventi. Ma chissà, la fortuna potrebbe essere proprio dietro l'angolo.

I dubbi confortano, meglio tenerseli.

venerdì 3 gennaio 2014

Anch'io, come Giovanni Drogo

Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.
Si fece svegliare ch'era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c'era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.
Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita. Pensava alle giornate squallide all'Accademia militare, si ricordò delle amare sere di studio quando sentiva fuori nelle vie passare la gente libera e presumibilmente felice; delle sveglie invernali nei cameroni gelati, dove ristagnava l'incubo delle punizioni. Ricordò la pena di contare i giorni ad uno ad uno, che sembrava non finissero mai.

Il Deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato nel 1940.
E' la storia di Giovanni Drogo che, una volta diventato tenente, viene trasferito nella Fortezza Bastiani, ultimo avamposto sperduto tra le rocce e il deserto. E' un luogo al di fuori del tempo e dello spazio e, grazie a questa caratteristica, è un luogo magico, surreale, evocativo. Inizialmente Giovanni Drogo annuncia a più riprese il desiderio di abbandonare questo luogo dimenticato da Dio e dai nemici, desideroso di tornare in città e godersi la vita dopo aver sprecato i migliori anni della sua giovinezza. Ma Giovanni Drogo è solo una figura di passaggio, come lui ce ne sono stati molti, prima di lui, e ce ne saranno molti dopo di lui. E' la Fortezza Bastiani la vera protagonista di questo romanzo, con la sua quiete, con la sua staticità, al di fuori del tempo, non soggetta alle regole del mondo.

[...] una giornata identica all'altra, ripetendosi all'infinito, come soldato che segni il passo. Eppure il tempo soffiava; senza curarsi degli uomini passava su e giù per il mondo mortificando le cose belle.

Quando si presenta la possibilità di tornare a casa, in città, Giovanni Drogo si ritrova già completamente ammaliato dalla bellezza statica della Fortezza. Non riuscirà a staccarsi dalla speranza di una invasione nemica, dalla speranza di esserci in quel momento, finendo così con il non abbandonarla mai più. 

La Fortezza è, a tutti gli effetti, un mondo a parte, dove il tempo non scorre, dove le giornate si ripetono con ritmo sempre uguale. Drogo se ne accorgerà ben presto nei pochissimi permessi che ha per lasciare la base, quando troverà gli amici in città invecchiati e occupati, la madre incapace di destarsi dal sonno al suo passo notturno, l'amica di cui si credeva innamorato ormai distante da lui. La Fortezza ha preso il posto del suo mondo, è tutto ciò di cui ha bisogno, questo luogo incantato e fuori dal tempo, che gli rende impossibile abituarsi di nuovo al tram tram della città. 

Ma se il tempo non sembra mutare la Fortezza, invece ha la sua irreversibile azione sugli uomini: Drogo è invecchiato, è malato, è consumato dall'attesa e dalla speranza di un attacco nemico, aspetta i tartari che non tornano, aspetta e consuma i suoi giorni senza rendersi conto della vita che sta perdendo. Troppo tardi, quando ormai malato e stanco, incapace di svolgere i suoi compiti, verrà allontanato dalla Fortezza nel momento dell'avanzata del nemico. Dopo il danno, la beffa: non può neanche morire da soldato, tra le mura della sua amata Fortezza, ma lontano, in viaggio, in una qualsiasi locanda, lontano dalle speranza che gli hanno corroso l'esistenza, esiliato fra ignota gente.

Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.

E' un romanzo fantastico. E' rivolto a tutti noi, che siamo un po' Giovanni Drogo, che aspettiamo talvolta la grande occasione, e finiamo col ritrovarci solo con un pugno di mosche in mano. Drogo che, come tanti prima di lui, ha atteso la sua occasione, ha sprecato tutta la vita in questa folle e insana attesa dell'improbabile, restando solo e malato, malato di speranza, inutile a tutto. E' un monito per tutti a non consumare i giorni nell'attesa, a non chiuderci in un mondo idilliaco aspettando di diventare eroi. La vita è fuori, con le sue regole e i suoi tempi. Non siamo eroi, siamo solamente uomini, proprio come Giovanni Drogo.