domenica 2 febbraio 2014

Penna o pennello per raccontare le storie di Buzzati

Il fatto è questo: io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o che scriva, io proseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare delle storie.

A tutti coloro che credevano che la pittura fosse solo un passatempo, Dino Buzzati risponde che è la pittura la sua vera vocazione. Buzzati è, innanzitutto, un artista del pennello, un pittore.

Ormai ben noto e apprezzato come scrittore e giornalista, Buzzati, che aveva iniziato a dipingere in età giovanissima, mostrerà all'Italia la sua arte solamente sulla soglia dei cinquantadue anni, cosa che ha reso piuttosto difficile ammirare la sua arte senza pregiudizi. 

Il volume Storie Dipinte (titolo utilizzato anche per la prima mostra personale di Buzzati tenuta a Milano nel 1958) è una raccolta di 53 dipinti narrativi: sono dipinti caratterizzati dall'accompagnamento di un testo narrativo, oppure dipinti che hanno in sé già delle sezioni narrative. Non sono delle semplici immagini, ma sono delle tavole che hanno una storia da raccontare, proprio come i suoi romanzi, i suoi racconti, i suoi articoli.

Nel racconto dipinto Lasciapassare, Buzzati spiega le ragioni che lo hanno spinto a dipingere: per lui scrivere o dipingere sono due strumenti che hanno lo stesso fine, ovvero raccontare delle storie, penna o pennello poco importa.

Scrivere e dipingere secondo me sono la stessa faccenda. E' sempre letteratura. Si racconta qualcosa con la penna, e si racconta qualcosa coi pennelli. E' uguale. Io, sulle tele, faccio anche cronaca.

Quello che sorprende maggiormente è il carattere narrativo dei suoi quadri. Talvolta i quadri sono accompagnati da didascalie: questi brevi testi non sono assolutamente una spiegazione del dipinto, ma sono una parte da cui il dipinto non può prescindere perché suggerisce elementi, indizi, retroscena, particolari punti di vista...

In una intervista Buzzati disse: Io nei quadri ci metto anche le parole e i critici dicono "Sì, divertente, le parole", e invece le parole sono parte integrante, sono nel quadro perché ci devono stare. 

Osservando i dipinti è facile ritrovare temi già presenti in romanzi e racconti: l'attesa, il tempo, la fantasia, il mistero, l'amore...

Inoltre la casa editrice Mondadori, che detiene i diritti d'autore sulle opere di Buzzati, ha avuto la geniale idea di usare i suoi più famosi dipinti come cover dei singoli volumi, quindi se anche non avete mai acquistato questo volume, molte delle sue tavole vi sono già ampiamente note.
Il dipinto più famoso è sicuramente Piazza del Duomo di Milano (1952), cover del volume Sessanta racconti, ma voglio ricordare anche Toc, toc (1957), cover del volume Cronache terresti; Il Babau (1967), cover del volume Paura alla Scala, che sono tra i miei dipinti preferiti.




Poema a fumetti è, invece, la massima espressione artistica e letteraria della poetica di Buzzati. Uscito nel 1969, Poema a fumetti è la rilettura in chiave moderna del mito di Orfeo ed Euridice, attraverso circa 208 tavole, accompagnate da brevi testi in stile fumetto. 

Buzzati, però, reinterpreta liberamente il mito classico, dandogli non solo una forma moderna, richiamandosi allo stile Pop Art, ma anche immergendo la vicenda in un clima hippy degli anni Sessanta: Orfeo è diventato Orfi, un giovane cantante che si mette alla ricerca della defunta Eura, molto più saggia della parente Eurudice.

In questa opera, come già nei precedenti dipinti, si ritrovano tutti i temi cari a Buzzati, come la vita e la morte, la realtà e la finzione, il tempo... Ma è anche un libro che ne richiama altri dal punti di vista visivo: ritroviamo scene e personaggi già conosciuti nelle Storie dipinte, e non solo... Molto è il materiale che ha ispirato l'autore e da cui ha attinto: in un caleidoscopio di fonti, ad ogni visione/lettura si scopre un riferimento nuovo. Emergono, però, a prima vista, gli elementi più cari, come il fantastico, la Pop Art, il surrealismo, il fumetto (pare che andasse particolarmente pazzo per Diabolik).

E' un volume atipico, una storia che torna alla tematica della morte quasi con crudeltà. Non c'è niente di dolce, di umano, di sereno. La morte appare come la condanna ad una esistenza grigia. Fuggire è impossibile. Eura ci dà un grande insegnamento: la morte è cara perché ci ricorda quanto sia preziosa la vita. Ma una volta arrivato il momento, tutti dobbiamo andarcene. Poema a fumetti si rivela, allora, come un meraviglioso inno alla vita attraverso il ritratto della morte.


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